Geremia 25 – La Coppa dell’Ira nella Mano di Dio
Summary
Pastor David walks us through Jeremiah's stark warning that after 23 years of rejected prophecy, God will bring 70 years of judgment on Judah through Babylon, followed by judgment on Babylon itself and all the nations of the earth. He then focuses on the vivid image of the cup of God's fury, which Jeremiah is commanded to make all nations drink from—a cup so inescapable that even refusal brings the sword. The chapter closes with poetry depicting God's roar of judgment, the slain covering the earth, and the fall of the shepherds (kings and leaders) who cannot escape.
High Points
- Seventy years of desolation (8-11)The seventy years of exile is either a literal period (605–536 BC) or a symbolic round number for 'many years,' with both scholarly interpretations having biblical support from historical records and Daniel's later reference.
- After the seventy years (12-14)Nebuchadnezzar is called God's 'servant' not because God approved of his cruelty, but because he unwittingly executed God's judgment—yet this divine purpose did not excuse his own wickedness and he too would face perpetual judgment.
- The cup of God’s fury (15-16)The cup of fury is a powerful Old Testament image of God's wrath that Jesus himself referenced in Gethsemane, becoming the one judged in our place so we would not have to drink that cup.
- The nations must drink the cup (27-29)The list of nations required to drink the cup—from Egypt to Babylon to peoples from every corner of the known world—is so comprehensive that its ultimate fulfillment points to the final judgment of all nations at the end of the age.
- The nations must drink the cup (27-29)Those who refuse to drink the cup by denial or avoidance cannot escape it; God insists 'You shall certainly drink,' showing that judgment cannot be avoided by simply rejecting it.
Application
Those who refuse to hear God's call to repentance will be forced to hear Him in judgment, and no one—not even kings or those serving God's purposes—can escape the consequences of their own wickedness through denial, status, or service to a higher cause.
AI-generated summary of Pastor David Guzik's commentary on this chapter.
A. Settant’anni di giudizio.
1. (1-2) La parola a Giuda e Gerusalemme.
La parola che fu rivolta a Geremia riguardo a tutto il popolo di Giuda, nel quarto anno di Jehoiakim, figlio di Giosia, re di Giuda (che era il primo anno di Nebukadnetsar, re di Babilonia), e che Geremia pronunciò davanti a tutto il popolo di Giuda e a tutti gli abitanti di Gerusalemme, dicendo:
a. Nel quarto anno di Jehoiakim: Era il 605 a.C., un anno importante nella storia mondiale e nella storia biblica. Nella storia mondiale gli Egiziani furono sopraffatti a Carchemish (Geremia 46:2ss.) nella Turchia moderna, vicino al confine siriano. Gli eserciti babilonesi inseguirono gli Egiziani in fuga verso sud. Nella storia biblica, Nebukadnetsar giunse a Gerusalemme ma dovette partire rapidamente perché suo padre morì ed era il primo anno del suo regno in Babilonia. È possibile che questa profezia sia giunta tra i due eventi.
i. Morgan credeva che sebbene questa profezia fosse stata data per la prima volta nel quarto anno di Jehoiakim, Geremia qui la ripeté come parte della profezia estesa al re Sedekia (iniziata in Geremia 24). “Così ancora Sedekia, ricordato della profezia pronunciata nel quarto anno di Jehoiakim, avrebbe visto quanto inevitabile fosse la rovina che ora minacciava lui stesso e Gerusalemme.” (Morgan)
b. Geremia, il profeta, rivolse a tutto il popolo di Giuda e a tutti gli abitanti di Gerusalemme: Sebbene pochi lo ricevessero, questo era un messaggio per tutti.
2. (3-7) La parola respinta dei profeti.
«Dal tredicesimo anno di Giosia figlio di Amon, re di Giuda, fino a questo giorno sono ventitrè anni che la parola dell’Eterno mi è stata rivolta, e io vi ho parlato con urgenza ed insistenza, ma voi non avete ascoltato. L’Eterno vi ha pure mandato tutti i suoi servi, i profeti con urgenza ed insistenza, ma voi non avete ascoltato né prestato l’orecchio per ascoltare. Essi dicevano: Si converta ciascuno dalla sua via malvagia e dalle sue cattive azioni, e abiterete nel paese che l’Eterno ha dato a voi e ai vostri padri da sempre e per sempre. Non andate dietro ad altri dèi per servirli e per prostrarvi davanti a loro e non provocatemi a ira con l’opera delle vostre mani, e io non vi farò male alcuno”. Ma voi non mi avete ascoltato», dice l’Eterno, «e mi avete provocato ad ira con l’opera delle vostre mani a vostro danno.
a. Cioè per ventitré anni, la parola dell’Eterno mi è stata rivolta: Geremia era solo poco più della metà del suo lungo lavoro come profeta. Eppure con 23 anni di esperienza, sentiva di avere qualcosa da dire al popolo di Giuda.
i. Geremia aveva “profetizzato per quasi vent’anni sotto Giosia, seguito da tre mesi sotto Jehoahaz e tre anni sotto Jehoiakim. Era quindi a metà della sua carriera a questo punto.” (Harrison)
b. Ma voi non avete ascoltato: Nonostante i suoi molti anni di fedele servizio a Dio e al popolo, essi non ascoltarono Geremia. Non ascoltarono nemmeno gli altri servi, i profeti che Dio mandò loro.
c. Essi dicevano: “Convertitevi ora ciascuno dalla sua via malvagia e dalla malvagità delle vostre azioni”: Questo era il messaggio sia di Geremia che degli altri profeti fedeli. Nel corso del suo ministero completo ci furono a volte altri profeti fedeli che pronunciarono un messaggio simile a quello di Geremia, avvertendo il popolo contro l’idolatria e verso una vita pia.
i. “L’opera delle vostre mani è talvolta intesa nel senso di ‘idoli che le vostre mani hanno fatto’ (NEB), ma può essere un riferimento generale alle azioni del popolo, cioè a ciò che fanno.” (Thompson)
d. Ma voi non mi avete ascoltato: Quando il popolo di Giuda ignorò i profeti fedeli, non stava solo ignorando i messaggeri umani; rifiutò il Dio che mandò il messaggio. Questa disobbedienza indurita provocò Dio ad ira.
3. (8-11) Settant’anni di desolazione.
Perciò cosí dice l’Eterno degli eserciti: Poiché non avete ascoltato le mie parole, ecco, io manderò a prendere tutte le nazioni del nord», dice l’Eterno, «e Nebukadnetsar re di Babilonia, mio servo, e le farò venire contro questo paese e contro i suoi abitanti e contro tutte le nazioni all’intorno e li voterò allo sterminio e li renderò un oggetto di stupore uno scherno e una desolazione perpetua. Farò cessare in mezzo a loro le grida di gioia e le grida di allegrezza, la voce dello sposo e la voce della sposa, il rumore della macina e la luce della lampada. Tutto questo paese diventerà una desolazione e un oggetto di stupore e queste nazioni serviranno il re di Babilonia per settant’anni».
a. Così dice l’Eterno degli eserciti: Quando Dio si presenta come il comandante degli eserciti celesti (eserciti), è importante ascoltare attentamente.
i. Famiglie del nord: “Queste persone sono state interpretate come gli alleati del re di Babilonia, le molte nazioni che compongono l’Impero babilonese, sottounità o divisioni di una tribù, un’unità politica, o i Babilonesi in generale. Forse l’ultima è l’interpretazione migliore perché si adatta meglio al contesto.” (Feinberg)
b. Nebukadnetsar, re di Babilonia, mio servo, e li farò venire contro questo paese: Il re conquistatore di Babilonia era servo di Dio nel compiere quest’opera di giudizio. Dio avrebbe innalzato Nebukadnetsar non solo per conquistare Giuda, ma anche contro tutte queste nazioni circostanti.
i. Quando Geremia fece questa profezia, Babilonia si era appena affermata come potenza mondiale dominante sconfiggendo i rivali Egiziani a Carchemish. Il mondo aspettava di vedere cosa avrebbero fatto con il loro potere, e Dio lo disse loro attraverso Geremia.
ii. Nebukadnetsar mio servo: “cioè, il mio esecutore, la verga della mia ira, [Isaia 10:5] e il flagello del mondo, come Attila si definiva.” (Trapp)
iii. “Non era tanto che il piacere di Dio fosse su di lui, ma che come strumento del Signore doveva eseguire il piano divino per Giuda e le nazioni. Stava inconsapevolmente facendo la volontà di Dio votando intere popolazioni alla distruzione.” (Feinberg)
iv. La Versione dei Settanta – l’antica traduzione greca delle Scritture ebraiche – non include le parole mio servo. “L’omissione da parte della LXX di questo riferimento a Nebukadnetsar può indicare che il traduttore si oppose a dare tale titolo e tale posto d’onore a un re pagano.” (Thompson)
c. Li renderò una desolazione, un oggetto di stupore, di scherno e una desolazione perenne: Come Geremia fece molte volte prima, annunciò la prossima conquista babilonese di Giuda e Gerusalemme.
i. Li voterò allo sterminio: “Sarebbero votati alla distruzione totale (ebraico heherim). Il verbo è correlato al sostantivo herem. Ricorre frequentemente nelle prime narrazioni che trattano della guerra santa specialmente in Giosué.” (Thompson)
ii. Il rumore della macina e la luce della lampada: “Dove dunque il rumore della macina non si sente, né la luce della candela si vede, là deve esserci desolazione; perché queste cose si sentono e si vedono in ogni paese abitato.” (Clarke)
iii. “Geremia mette graficamente in evidenza il silenzio innaturale e l’oscurità spaventosa di una Giuda desolata.” (Cundall)
d. Queste nazioni serviranno il re di Babilonia per settant’anni: Qui, Dio diede a Geremia una rivelazione aggiuntiva. L’esilio forzato del popolo di Dio fuori dalla Terra Promessa sarebbe durato settant’anni.
i. Ci sono molti studiosi e commentatori (inclusi quelli più conservatori) che considerano settant’anni come una stima o come un simbolo per molti (Giudici 1:7, 8:14; 1 Samuele 6:19; 2 Samuele 24:15; Salmo 90:10; ecc.).
ii. Harrison è un buon esempio di questo: “I settant’anni di esilio sono una cifra tonda, calcolata dal quarto anno di Jehoiakim (605 a.C.) fino all’inizio del ritorno sotto il regime di Ciro, circa 536 a.C. (cfr. Zaccaria 1:12; 2 Cronache 36:20-23).” (Harrison)
iii. Tuttavia, c’è una buona ragione per credere che i settant’anni parlassero di 70 anni letterali. “D’altra parte, ci sono molti che prendono il numero di anni come preciso, cioè dal quarto anno di Jehoiakim (il primo anno di Nebukadnetsar) fino alla fine della dinastia babilonese con l’avvento di Ciro (cfr. 2 Cronache 36:21-22; Esdra 1:1-3). Sostengono che il calcolo deve essere preciso perché Daniele (cfr. Daniele 9:1-2) andò a Babilonia con la prima deportazione e sapeva di essere stato là settant’anni.” (Feinberg)
4. (12-14) Dopo i settant’anni.
«Quando però saranno compiuti settant’anni, io punirò il re di Babilonia e quella nazione, il paese dei Caldei», dice l’Eterno, «a motivo della loro iniquità, e lo ridurrò a una desolazione perpetua. Cosí farò venire su quel paese tutte le cose che ho pronunciato contro di esso, tutto ciò che è scritto in questo libro e che Geremia ha profetizzato contro tutte le nazioni. Infatti molte nazioni e re potenti ridurranno in servitú i Caldei stessi e li ripagherò secondo le loro azioni e secondo l’opera delle loro mani».
a. Quando saranno compiuti i settant’anni, io punirò il re di Babilonia e quella nazione: 70 anni non avrebbero solo misurato il tempo dell’esilio; avrebbero anche misurato il tempo fino a quando Dio avrebbe portato il giudizio su Babilonia. Proprio come resero Giuda una desolazione (Geremia 25:11), così Dio avrebbe reso Babilonia una desolazione perenne.
i. La desolazione di Giuda fu stabilita per 70 anni; quella di Babilonia doveva essere perenne. L’Impero babilonese non governò mai più come tale. La nazione d’Israele fu formata di nuovo nel mondo antico ed esiste oggi.
ii. “Babilonia, tuttavia, non era un puro agente di giustizia; era una crudele, avida potenza pagana, soggetta essa stessa al giudizio di Dio.” (Cundall)
b. Io li ripagherò secondo le loro azioni: Nebukadnetsar e i Babilonesi erano servo di Dio (Geremia 25:9) nel portare a compimento il Suo giudizio contro Giuda; sarebbero stati giudicati per le loro malvagie azioni e opere delle loro mani. Servirono lo scopo di Dio, ma ciò non scusò né giustificò le loro azioni.
i. Molte nazioni e grandi re: “Le ‘molte nazioni’ e i ‘grandi re’ si riferiscono ai Medi e ai Persiani con i loro molti alleati o re tributari sotto Ciro il Grande. Avrebbero imposto lavori forzati ai Babilonesi un tempo invincibili.” (Feinberg)
B. Giudizio sulle nazioni.
1. (15-16) La coppa dell’ira di Dio.
Poiché cosí mi ha detto l’Eterno, il DIO d’Israele: «Prendi dalla mia mano questa coppa del vino della mia ira e falla bere a tutte le nazioni alle quali ti manderò. Esse berranno, barcolleranno e impazziranno a motivo della spada che manderò in mezzo a loro».
a. Prendi dalla mia mano questa coppa del vino della mia ira: Dio parlò a Geremia con un’immagine, e nell’immagine Dio, come un barista del giudizio, diede al profeta una coppa dell’ira, del giudizio. “O, Prendi questa coppa di vino fumante.” (Trapp)
i. Diverse volte nell’Antico Testamento, una coppa è un’immagine potente dell’ira e del giudizio di Dio.
· Poiché nella mano dell’Eterno c’è una coppa, il cui vino spumeggia, pieno di mistura; egli ne versa; certo tutti gli empi della terra ne succeranno e berranno le fecce. (Salmo 75:8)
· Svegliati, svegliati, levati, o Gerusalemme, che hai bevuto dalla mano dell’Eterno la coppa della sua ira! Tu hai bevuto, hai scolato la coppa di stordimento fino alla feccia. (Isaia 51:17)
ii. “Il bere una pozione era anche uno dei processi di ordalia per testare l’innocenza di una persona, e il simbolo della ‘coppa dell’ira’ può aver avuto la sua origine in tali procedure (Numeri 5:11-31).” (Thompson)
iii. Gesù si riferì a questa immagine della coppa dell’ira quando chiese nel Getsemani se la coppa potesse passare da Lui (Luca 22:42). In tal senso, la coppa non rappresentava la morte, ma il giudizio. Gesù divenne, per così dire, un nemico di Dio, che fu giudicato e costretto a bere la coppa dell’ira dal Padre affinché noi non dovessimo bere da quella coppa. Prendere questa coppa figurativa fu la fonte della più grande agonia di Gesù sulla croce.
b. Falla bere a tutte le nazioni, alle quali ti mando: Geremia avrebbe annunciato il giudizio di Dio (nell’immagine della coppa dell’ira) alle nazioni che circondavano Giuda.
i. “Descriveva i processi della procedura Divina nel giudizio in cerchi che si allargano. Prima, ci sarebbe stato il giudizio di Giuda, con Babilonia come strumento. Poi sarebbe seguito il giudizio di Babilonia da parte di molte nazioni. Poi seguirà il giudizio delle nazioni. Infine, tutta la terra sarà coinvolta.” (Morgan)
c. Esse berranno, barcolleranno e saranno come pazze a motivo della spada che manderò: Sotto il giudizio a venire, avrebbero agito come se fossero intossicati e menomati. Avrebbero agito come se non fossero nel loro giusto senno.
i. “La parola tradotta ‘barcollare’ suggerisce che c’è qualcosa di velenoso o tossico nella coppa. La coppa dell’ira di Dio non solo intossica e inebria; fa barcollare e stordisce.” (Ryken)
ii. “Nel suo familiare riferimento alle nazioni e alla loro caduta, la sua immagine del giudizio nella forma di stupore ubriaco e collasso è fin troppo riconoscibile nella follia collettiva che può impadronirsi di un popolo per distruggerlo dall’interno, attraverso infatuazioni e perversioni empie.” (Kidner)
2. (17-26) Gerusalemme come coppa di stordimento.
Allora presi la coppa dalla mano dell’Eterno e la feci bere a tutte le nazioni alle quali l’Eterno mi aveva mandato: Gerusalemme e le città di Giuda, i suoi re e i suoi principi, per ridurli a una desolazione, a un oggetto di stupore, a uno scherno e a una maledizione come avviene oggi; il Faraone, re d’Egitto, i suoi servi, i suoi principi e tutto il suo popolo; tutta la popolazione mista, tutti i re del paese di Uz, tutti i re del paese dei Filistei (cioè Ashkelon, Gaza, Ekron e i superstiti di Ashdod); Edom, Moab e i figli di Ammon; tutti i re di Tiro, tutti i re di Sidone e i re delle isole, al di là del mare; Dedan, Tema, Buz e tutti quelli che si tagliano gli angoli della barba; tutti i re di Arabia e tutti i re della popolazione mista che abita nel deserto; tutti i re di Zimri, tutti i re di Elam, tutti i re della Media e tutti i re del nord vicini o lontani, gli uni e gli altri, e tutti i regni del mondo che sono sulla faccia della terra. E il re di Sceshak, berrà dopo di loro.
a. Allora presi la coppa dalla mano dell’Eterno e la feci bere a tutte le nazioni: Geremia descrisse o una visione, un sogno, o semplicemente parlò secondo l’immagine descritta nei versetti precedenti.
b. A Gerusalemme e alle città di Giuda: Il giudizio sarebbe iniziato tra il popolo di Dio. Sarebbero stati i primi a bere la coppa dell’ira di Dio. Eppure il giudizio sarebbe venuto sulle altre nazioni. Questo principio fu ripetuto in Proverbi 11:31 e 1 Pietro 4:18: Se il giusto è salvato a stento, dove finiranno l’empio e il peccatore?
c. Al Faraone, re d’Egitto: Geremia iniziò l’elenco del giudizio menzionando l’Egitto, l’altra potenza mondiale del tempo. Questo fu seguito da una lunga lista di altri popoli e nazioni, con un’attenzione particolare ai loro re o leader. Poiché l’elenco è così completo, non è probabile che ci sia un particolare evento o periodo in cui tutte queste nazioni furono giudicate. Questo elenco ha il suo adempimento supremo alla fine dell’età nel giudizio delle nazioni.
· Tutta la popolazione mista.
· Tutti i re del paese di Uz.
· Tutti i re del paese dei Filistei.
· Edom, Moab e i figli di Ammon.
· Tutti i re di Tiro, tutti i re di Sidone.
· I re delle isole.
· Dedan, Tema, Buz e tutti quelli che si radono le tempie.
· Tutti i re d’Arabia.
· Tutti i re della popolazione mista che abita nel deserto.
· Tutti i re di Zimri.
· Tutti i re di Elam e tutti i re dei Medi.
· Tutti i re del nord, vicini e lontani.
· Tutti i regni del mondo che sono sulla faccia della terra, sottolineando il carattere completo di questo giudizio.
i. Al Faraone, re d’Egitto: “Del quale Erodoto scrive che persuase se stesso e si vantò che il suo regno fosse così forte che nessun dio o uomo potesse toglierglielo. Fu poi impiccato dai suoi stessi sudditi.” (Trapp)
ii. “Il paese di Uz, la patria di Giobbe (Giobbe 1:1) probabilmente si trovava a est della Palestina. In Lamentazioni 4:21 è collegato con Edom.” (Thompson)
iii. Clarke identificò alcuni di questi popoli più specificamente.
· Dedan: “Era figlio di Abrahamo, da Ketura, Genesi 25:3.”
· Tema: “Era uno dei figli di [Esaù], nel nord dell’Arabia, Genesi 36:15.”
· Buz: “Fratello di Uz, discendenti di Nahor, fratello di Abrahamo, stabilitisi nell’Arabia Deserta, Genesi 22:21.”
· Zimri: “Discendenti di Abrahamo, da Ketura, Genesi 25:2, 6.”
iv. “Poiché questi regni costituivano virtualmente l’intero mondo dell’Antico Testamento, i versetti finali possono continuare a parlare in termini sempre più ampi, per presentare infine un quadro che trascende questi limiti, da adempiersi (come lo vedo io) nel giudizio veramente universale della fine dei tempi.” (Kidner)
d. Anche il re di Sceshak berrà dopo di loro: Alla fine di questo lungo elenco, Geremia sottolineò il giudizio a venire su Sceshak – un nome in codice per i Babilonesi.
i. “Seguendo Girolamo, molti sostengono che il nome sia un cifrario (codice) che sta per Babilonia. Il cifrario è conosciuto come Atbash, un sistema di scrittura segreta che sostituiva l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico con la prima, e la penultima con la seconda, e così attraverso tutte le consonanti ebraiche.” (Feinberg)
ii. “Nel testo così com’è, dove Babilonia e Caldea sono nominate apertamente e spesso, non nasconde nulla; ma dà uno sguardo alle precauzioni che le persone evidentemente dovevano prendere a volte nelle conversazioni o nella corrispondenza.” (Kidner)
iii. Anche se c’era un senso in cui Nebukadnetsar era servo di Dio (Geremia 25:9) e Dio usò i Babilonesi, il giudizio venne comunque su di loro. “O anima disobbediente ed empia, tu puoi servire lo scopo di Dio, eppure Egli non ti lascerà impunito. La tua condanna ora da lungo tempo non tarda.” (Meyer)
3. (27-29) Le nazioni devono bere la coppa.
«Tu dunque dirai loro: Cosí dice l’Eterno degli eserciti, il DIO d’Israele: Bevete ubriacatevi e vomitate, cadete senza piú rialzarvi di fronte alla spada che manderò in mezzo a voi. Se poi rifiuteranno di prendere dalla tua mano la coppa da bere, di’ loro: Cosí dice l’Eterno degli eserciti: Voi certamente berrete. Poiché ecco, io incomincio a punire la città sulla quale è invocato il mio nome, e rimarreste voi completamente impuniti? No, non rimarrete impuniti perché io chiamerò la spada su tutti gli abitanti della terra», dice l’Eterno degli eserciti.
a. Bevete, ubriacatevi e vomitate: Per quanto potessero non volerlo, non c’era modo di sfuggire a questo giudizio a venire. Dio li avrebbe giudicati con una coppa figurativa ma una spada letterale. Se la coppa fosse stata rifiutata, Dio avrebbe insistito: Voi berrete certamente. Il giudizio non poteva semplicemente essere evitato con la negazione o il pensiero positivo.
i. La versione di Re Giacomo ha, Bevete, e ubriacatevi, e vomitate. Clarke commentò: “Perché non abbiamo usato la parola vomitare, meno offensiva dell’altra, eppure dello stesso significato?” (Clarke)
b. Poiché, ecco, io comincio a mandare la calamità sulla città sulla quale è invocato il mio nome, e voi rimarreste del tutto impuniti: Mentre il giudizio sarebbe iniziato tra il popolo di Dio (Geremia 25:18), non si sarebbe in alcun modo concluso là. Il giudizio del popolo di Dio era una profezia certa del giudizio a venire sulle nazioni.
c. Io chiamerò la spada su tutti gli abitanti della terra: Attraverso la storia Dio ha trattato con ciascuna delle nazioni elencate nei versetti precedenti. Eppure la portata globale di questo giudizio indica il suo adempimento supremo alla fine dell’età. Il Dio degli eserciti celesti – l’Eterno degli eserciti – lo promise così.
4. (30-33) La controversia dell’Eterno con le nazioni.
«Perciò profetizza contro di loro tutte queste cose e di’ loro: L’Eterno ruggirà dall’alto e farà sentire la sua voce dalla sua santa dimora; egli ruggirà con forza contro il suo ovile, manderà un grido come i pigiatori d’uva contro tutti gli abitanti della terra. Il clamore giungerà fino all’estremità della terra, perché l’Eterno ha una contesa con le nazioni, egli entrerà in giudizio con ogni carne e darà gli empi in balìa della spada, dice l’Eterno».
Cosí dice l’Eterno degli eserciti: «Ecco, una calamità passerà di nazione in nazione e un gran turbine si leverà dalle estremità della terra.
In quel giorno gli uccisi dall’Eterno saranno ovunque, da una estremità all’altra della terra; non saranno rimpianti né raccolti né sepolti, ma diventeranno letame sulla faccia del suolo.
a. L’Eterno ruggirà dall’alto e farà udire la sua voce dalla sua santa dimora: Quando verrà il giudizio, la voce di Dio sarà udita come il ruggito di un leone possente. Coloro che non volevano ascoltare Dio prima saranno costretti ad ascoltarlo allora. Questo sarebbe vero per il Suo stesso popolo (la sua dimora) e tutti gli abitanti della terra.
b. Un grido, come quelli che pigiano l’uva: Pigiare l’uva al tempo del raccolto era una celebrazione. Ci sarà un elemento di gioia giusta nel giudizio di Dio alla fine dell’età.
c. La calamità passerà di nazione in nazione: Ripetutamente, viene sottolineata la natura mondiale del giudizio.
d. In quel giorno gli uccisi dall’Eterno saranno da una estremità della terra fino all’altra estremità: Questa immagine orribile è quasi al di là della comprensione. Nondimeno, si adatta alle descrizioni del giudizio trovate nel libro dell’Apocalisse (Apocalisse 19:11-18), che potrebbe essere stato ispirato da questo passaggio.
i. Letame sulla faccia della terra: “Come Giudice di tutta la terra, Dio legge la Sua accusa dell’umanità: le vittime della calamità a venire giaceranno come tanto letame sulla superficie della terra.” (Harrison)
5. (34-38) L’ira dell’Eterno contro i pastori.
Urlate, o pastori, e gridate; voltolatevi nella polvere, o guide del gregge, perché i giorni del vostro macello sono compiuti, e cadrete come un vaso prezioso. I pastori non avranno alcuna possibilità di fuggire, e le guide del gregge alcuna via di scampo. Si udrà il grido dei pastori e il gemito delle guide del gregge, perché l’Eterno sta distruggendo il loro pascolo e gli ovili tranquilli sono devastati a motivo dell’ardente ira dell’Eterno. Egli ha lasciato come un leoncello il suo rifugio, perché il loro paese è diventato una desolazione a motivo del furore dell’oppressore, a motivo dell’ardente ira dell’Eterno».
a. Urlate, o pastori, e gridate: Questo si riferisce prima ai re e ai leader delle nazioni, enfatizzati nell’elenco del giudizio precedentemente nel capitolo (Geremia 25:17-26). I re e altri leader erano chiamati pastori in quelle culture antiche.
i. Amos 2:14 descrive come i reali e i potenti non sarebbero stati in grado di sfuggire al giudizio: Perciò il veloce non potrà darsi alla fuga, il forte non potrà raccogliere le sue forze e il prode non potrà scampare.
b. Poiché i giorni del vostro massacro e delle vostre dispersioni sono compiuti: Questo ha in mente prima il giudizio contro Babilonia per la loro conquista ed esilio di Giuda. Altre nazioni con peccati simili avrebbero affrontato un giudizio simile. Usando questa immagine del giudizio contro i pastori, l’Eterno devasta il loro pascolo.
c. Egli ha lasciato la sua tana come il leone: L’Eterno nel giudizio è raffigurato come un leone che viene contro i pastori e i greggi. Non sarebbero stati in grado di resistergli come il pastore Davide uccise un leone (1 Samuele 17:34-36).
d. A motivo della furia dell’oppressore e a motivo della sua ira ardente: Il giudizio sarebbe certamente venuto, e sarebbe venuto con passione, con ira ardente.
i. I traduttori della Nuova Versione di Re Giacomo vedono questo oppressore come il Signore stesso, come se Dio si presentasse qui come l’oppressore, colui che avrebbe portato il Suo giudizio contro quelle nazioni che lo rifiutarono e compirono massacro e dispersioni contro altri. Coloro che rifiutano di sottomettersi e abbracciare Dio come il Liberatore lo conosceranno invece come l’oppressore.
ii. È anche possibile che l’oppressore si riferisca agli agenti del giudizio di Dio (come i Babilonesi), e non direttamente a Dio stesso. In ogni caso, la promessa è certa: il giudizio sta arrivando.
iii. “Non è mai piacevole leggere di distruzione, ma questo è il corollario della giustizia del Signore. Bisogna anche ricordare che era anticipatorio, e quindi permetteva alle nazioni interessate il tempo di ravvedersi.” (Cundall)
©1996–presente Il Commentario Biblico Enduring Word di David Guzik –
