Giobbe 27 – Giobbe e la Sua Integrità

A. Giobbe dichiara coraggiosamente che manterrà la sua integrità.

1. (1-6) L’impegno di Giobbe verso la verità.

Giobbe riprese il suo discorso e é disse: «Come vive Dio che mi ha privato del mio diritto, e l’Onnipotente che mi ha amareggiato l’anima, finché ci sarà in me un soffio di vita, e il soffio di Dio nelle mie narici, le mie labbra non diranno alcuna cattiveria né la mia lingua proferirà alcuna falsità. Lungi da me ammettere che voi avete ragione; fino all’ultimo respiro non rinunzierò alla mia integrità. Rimarrò saldo nella mia giustizia, senza cedere; il cuore non mi rimprovera uno solo dei miei giorni.

a. Giobbe riprese il suo discorso e disse: Sembra che Giobbe abbia aspettato che i suoi amici rispondessero – dopotutto, era il turno di Zofar. Ma rimasero in silenzio, o per stanchezza o per frustrazione con Giobbe; così Giobbe continuò.

i. “Non è che abbiano perso il dibattito; piuttosto, ciò che hanno perso è tutta la pazienza con Giobbe. Hanno rinunciato a Giobbe come a un caso disperato. D’ora in poi il loro unico argomento sarà l’argomento del silenzio, dell’alzare le mani in segno di disgusto. Cosa puoi fare con un uomo così testardo e incorreggibile?” (Mason)

b. Com’è vero che Dio vive, colui che mi nega la giustizia: Nel capitolo precedente Giobbe lodò la potenza di Dio, ma riconobbe anche di aver bisogno di qualcosa di più della forza di Dio. Aveva bisogno di essere salvato da colui che amareggia l’anima mia.

i. “Giobbe ha già fatto appello a Dio molte volte. Ora, giurando ‘per la vita di Dio’, usa la misura più forte possibile per forzare la mano di Dio.” (Andersen)

ii. “La giustapposizione è stridentemente ironica. Anche mentre Giobbe confessa la sua fede nel Dio vivente, accusa questo Dio in modo diretto di averlo abbandonato, di averlo lasciato nei guai… Giobbe non dice ‘com’è vero che io vivo’, ma ‘com’è vero che Dio vive’, anche se questo Dio ha nascosto il Suo volto e gli ha negato la giustizia.” (Mason)

iii. “Sentiva che Dio gli aveva negato la giustizia ma in modo incoerente sapeva ancora che in qualche modo Dio era giusto; così poteva giurare sulla sua vita. Questa stessa incongruenza si applica anche alle sue precedenti fantasie, quando con parole altamente emotive vedeva Dio come suo nemico.” (Smick)

iv. Spurgeon predicò un sermone su questo testo intitolato Un’Anima Afflitta Consolata, parlando al figlio di Dio che sentiva che Dio aveva amareggiato la sua anima. “Figlio di Dio, sei afflitto e amareggiato nell’anima? Allora, accetta coraggiosamente la prova come proveniente dal tuo Padre, e di’: ‘Il calice che mio Padre mi ha dato, non lo berrò?’ ‘Riceveremo il bene dalla mano di Dio e non riceveremo il male?’ Prosegui attraverso la nuvola che ora incombe direttamente sul tuo cammino; potrebbe accaderti come accadde ai discepoli sul Monte della Trasfigurazione, ‘ebbero paura quando entrarono nella nuvola’, eppure nella nuvola videro la gloria del loro Maestro, e trovarono che era bene essere lì.” (Spurgeon)

v. “Se è l’Onnipotente che ci ha turbati, certamente può anche consolarci. Colui che è forte per affondare è anche forte per salvare. Se è onnipotente per amareggiare, deve anche essere onnipotente per addolcire. Oh, sì, quella parola ‘Onnipotente’ taglia in entrambe le direzioni! Ci fa tremare, e così uccide il nostro orgoglio; ma ci fa anche sperare, e così uccide la nostra disperazione.” (Spurgeon)

c. Le mie labbra non diranno nulla d’ingiusto: Nel suo modo coraggioso e schietto fino a questo punto, si potrebbe pensare che Giobbe avesse detto cose ingiuste davanti a Dio e ai suoi amici. Eppure Giobbe non pensava di averlo fatto, e insisteva che non lo avrebbe fatto.

i. “Si lamenta della severità di Dio, ma non si scaglia contro di lui. Si agita, ma non bestemmia.” (Trapp)

d. Lungi da me il darvi ragione: Quando Giobbe protestò che non avrebbe detto nulla d’ingiusto, lo intendeva specialmente nel contesto di dire che non avrebbe concordato che i suoi amici avessero ragione nelle loro accuse contro di lui.

i. “Usando un’altra formula di auto-maledizione, dice: ‘Che io sia dannato se mai concederò che abbiate ragione!'” (Andersen)

2. (7-10) La vana speranza dell’ipocrita.

Il mio nemico sia come il malvagio, e chi si leva contro di me come l’ingiusto. Quale speranza infatti può avere l’empio anche se riesce a fare guadagni quando Dio gli toglie la vita? Ascolterà Dio il suo grido, quando verrà su di lui la sventura? Porrà forse il suo diletto nell’Onnipotente e invocherà Dio in ogni tempo?

a. Sia trattato come un malvagio il mio nemico: Qui Giobbe, in termini piuttosto forti, chiede che la stessa punizione che i suoi amici pensano meriti sia riversata sulle loro stesse teste, a causa delle loro false accuse.

i. “Nella legge israelita la pena per l’accusa malevola dell’innocente era la punizione legata al crimine erroneamente imputato. Quindi il ripudio di Giobbe delle accuse con il giuramento: ‘Sia il mio nemico trattato come la persona malvagia che falsamente dice che io sia.'” (Andersen)

b. Quale speranza rimane infatti all’empio: Giobbe fu accusato dai suoi amici di essere un ipocrita; di aggrapparsi al peccato nascosto invece di confessare e pentirsi. Qui, Giobbe concordò che la speranza dell’ipocrita era vana.

c. Ascolterà forse Dio il suo grido… Potrà invocare Dio in ogni tempo: Giobbe si trovava in una situazione difficile davanti ai suoi amici. Concordava che Dio non ascoltava il grido dell’ipocrita, ma doveva sopportare la sua stagione di silenzio da parte di Dio. Giobbe poteva consolarsi nella comprensione che in realtà invocava Dio come un ipocrita non farebbe.

i. Un segno sicuro dell’ipocrita è che non invocherà Dio in ogni tempo. “Può essere spinto alla preghiera dalle sue afflizioni; ma se Dio non gli risponde prontamente, cade nella disperazione e nell’abbandono di Dio e della preghiera; mentre io continuo costantemente nella preghiera, nonostante la gravità e la lunga durata delle mie calamità.” (Poole)

B. Giobbe concorda che Dio giudicherà i malvagi.

1. (11-12) Un breve rimprovero agli amici di Giobbe.

Vi darò insegnamenti sulla potenza di Dio, non vi nasconderò i disegni dell’Onnipotente. Ma voi tutti avete osservato queste cose, perché dunque vi comportate in modo cosí vano?

a. Io vi insegnerò la via di Dio: Giobbe era profondamente frustrato dalla mancanza di comprensione da parte dei suoi amici. Conoscevano certi principi su Dio e sul Suo modo di agire nel mondo, ma applicavano male quei principi alla situazione di Giobbe.

i. “Giobbe stava dicendo: ‘Devo insegnarvi il potere di Dio di punire? Infatti, non potrei mai nascondervi un argomento su cui avete dissertato a lungo.'” (Smick)

b. Perché dunque vi abbandonate a vane fantasie: Gli amici di Giobbe affermavano di conoscere Dio e le sue vie, eppure analizzavano la crisi di Giobbe in modo insensato.

i. “Raccogliendo tutta la forza della sua fede, dichiarò che avrebbe insegnato ai suoi avversari ‘riguardo alla mano di Dio’, e ora praticamente prese tutto ciò che avevano detto sulla visita di Dio ai malvagi, e lo scagliò contro di loro come un anatema.” (Morgan)

2. (13-23) La porzione dell’uomo malvagio.

Questa è la sorte che Dio riserva al malvagio, l’eredità che i violenti ricevono dall’Onnipotente. Se ha un gran numero di figli, sono destinati alla spada, e i suoi discendenti non avranno pane per saziarsi. I sopravvissuti dopo di lui saranno sepolti dalla morte, e le loro vedove non piangeranno. Se ammassa argento come polvere e accumula vestiti come fango, egli li accumula, ma li indosserà il giusto, e l’argento lo spartirà l’innocente. Egli costruisce la sua casa come una tarma, come un capanno fatto da un guardiano. Il ricco si corica, ma non sarà riunito ai suoi; apre gli occhi e non è piú. Terrori lo sorprendono come acque; nel cuore della notte un uragano lo rapisce furtivamente. Il vento orientale lo porta via e se ne va, lo spazza via come un turbine dal suo posto. Esso gli si scaglia contro senza pietà, mentre egli cerca disperatamente di sfuggire alla sua mano, la gente batte beffardamente le mani nei suoi confronti e fischia dietro a lui dal suo posto».

a. Questa è la parte che Dio riserva all’empio: In questa sezione, Giobbe sostenne con forza – con la stessa forza di uno qualsiasi dei suoi tre amici – che il giudizio attende l’uomo malvagio, e che non sarà alla fine benedetto. Questo era un argomento importante per Giobbe da fare davanti ai suoi amici, perché lo accusavano di sovvertire l’ordine morale di Dio nel mondo. Giobbe insiste di essere d’accordo (in generale) con l’idea che la malvagità sia ricompensata con il giudizio da parte di Dio (ricevono dall’Onnipotente).

i. “Quindi la sua predizione del giudizio sull’empio non è una tardiva conversione al punto di vista dei suoi amici… Poiché Giobbe non nega mai la giustizia di Dio, non è incoerente per lui affermarla qui. Il disaccordo tra Giobbe e i suoi amici non è sul fatto che Dio sia giusto o no; è su come la giustizia di Dio si manifesti in eventi particolari, e specificamente nelle esperienze di Giobbe.” (Andersen)

b. Se i suoi figli si moltiplicano, è per la spada… Lo raggiungono i terrori come un’inondazione… Il vento orientale lo solleva… Contro di lui si battono le mani: Questa descrizione della porzione amara dell’uomo malvagio include molti aspetti che si applicavano a Giobbe e alla sua crisi. Non dovrebbe essere presa come un’ammissione di colpa; invece l’idea di Giobbe era: “So che la mia situazione sembra il giudizio di Dio sul malvagio, eppure vi assicuro che non lo è.”

i. “Come una tignola; che si stabilisce in un indumento, ma viene rapidamente e inaspettatamente spazzata via, e privata della sua dimora, e schiacciata a morte.” (Poole)

ii. “Dio lo caccerà dal palcoscenico del mondo, e poi gli uomini batteranno le mani e fischieranno contro di lui in segno di detestazione.” (Trapp)

iii. “Sembra che fosse un metodo antico battere le mani contro e fischiare un uomo da qualsiasi ufficio pubblico, che aveva agito in modo improprio in esso. La popolazione, nei paesi europei, esprime la sua disapprovazione dei personaggi pubblici che non li hanno soddisfatti nello stesso modo fino ai giorni nostri, con fischi, gemiti e simili.” (Clarke)

©1996–presente Il Enduring Word Bible Commentary di David Guzik –