Giobbe 12 – La Risposta Sarcastica di Giobbe
A. Giobbe si lamenta dei suoi amici.
1. (1-3) Giobbe risponde sarcasticamente a Zofar e agli altri suoi amici.
Allora Giobbe rispose e disse: «Senza dubbio voi siete gente saggia, e la sapienza morirà con voi. Ma ho anch’io intendimento come voi, e non sono da meno di voi; inoltre chi ignora cose come queste?
a. Senza dubbio voi siete il popolo: È facile percepire il tono sarcastico e amaro nella voce di Giobbe. Quel tono era appropriato, perché gli amici di Giobbe si erano davvero comportati come se fossero il popolo e come se avessero tutta la saggezza.
b. Anch’io ho intelligenza come voi… Chi non conosce infatti cose come queste: Nel rimproverare Zofar e i suoi amici, Giobbe fece due punti. Primo, che anche lui era un uomo di intelligenza. Secondo, che i principi teologici presentati da Zofar e dagli altri erano in realtà ampiamente conosciuti.
i. “Tutta la vostra vantata saggezza consiste solo in serie di proverbi che sono sulla bocca di tutti, e non sono prova di saggezza ed esperienza in coloro che li usano.” (Clarke)
ii. In risposta, Giobbe parlerà chiaramente della saggezza e della grandezza di Dio. “Vorremmo avere un altro Giobbe, per castigare il linguaggio altisonante dei teologi moderni. Stanno sorgendo in mezzo a noi uomini che, se non sono eretici nella dottrina, sono estranei nel linguaggio.” (Spurgeon)
2. (4-6) La lamentela di Giobbe: “I miei amici mi deridono e mi fraintendono.”
Sono diventato lo zimbello dei miei amici; io, a cui Dio rispondeva, quando lo invocavo; il giusto, l’integro è messo in ridicolo. Una lampada, disprezzata nei pensieri di quelli che vivono negli agi, è preparata per coloro i cui piedi vacillano. Sono invece tranquille le tende dei ladroni, e sono al sicuro quelli che provocano Dio e quelli che fanno della propria forza un dio.
a. Io sono uno deriso dai suoi amici: Giobbe si lamentò che anche se era un uomo pio (uno che invocava Dio ed egli gli rispondeva), un uomo che era giusto e irreprensibile, eppure era deriso e deriso.
i. Il modo in cui l’innocente Giobbe fu deriso dagli altri ci ricorda ciò che Gesù sopportò nelle Sue sofferenze e sulla croce, quando fu deriso dai soldati che Lo picchiarono (Matteo 27:29), fu deriso dai capi dei sacerdoti mentre era appeso alla croce (Matteo 27:41), e fu deriso da altri (Marco 15:27-31).
b. Una lampada è disprezzata nel pensiero di chi è tranquillo: Giobbe ricorda com’era la sua vita prima. Prima invocava Dio e riceveva una risposta, e in quei giorni luminosi non sentiva di aver bisogno di una lampada, perché la sua vita era tranquilla. Ora, tutto è diverso e i suoi amici lo deridono e lo fraintendono soltanto.
c. Quelli che provocano Dio sono sicuri: Ora, sembrava a Giobbe che la sua vita e la sua precedente comprensione fossero capovolte. Prima, tutto sembrava avere senso – i giusti sembravano essere benedetti e i malvagi sembravano essere afflitti. Ora, tutto è diverso.
i. Giobbe non rinunciò a Dio, ma dovette rinunciare alla sua precedente comprensione di Dio. “Il credo di Giobbe è crollato in rovine, ‘perciò’, dice, ‘lascio il mio credo, ma nego di aver lasciato Dio.'” (Chambers)
B. Giobbe spiega la sua comprensione delle vie di Dio.
1. (7-12) Tutta la creazione conosce la potenza di Dio.
Ma interroga ora le bestie e ti istruiranno, gli uccelli del cielo e te lo diranno. o parla alla terra, ed essa ti istruirà, e i pesci del mare te lo racconteranno. Fra tutte queste creature chi non sa che la mano dell’Eterno ha fatto questo? Egli ha nelle sue mani la vita di ogni cosa vivente e lo spirito di ogni essere umano. L’orecchio non esamina forse le parole, come il palato assapora i cibi? Nei vecchi si trova la sapienza, e lunghezza di giorni conferisce intendimento.
a. Ora interroga le bestie, ed esse ti insegneranno: Giobbe qui espande l’idea presentata per la prima volta in Giobbe 12:3: Chi non conosce infatti cose come queste? Il punto è che ciò che i suoi amici dicono su Dio è così elementare che persino gli animali lo sanno.
i. “Se vuoi conoscere le vie del Signore, dice Giobbe, guarda semplicemente intorno a te. Puoi teologizzare quanto vuoi, ma se le tue teorie non si accordano con la natura delle cose come sono, allora a che servono tali teorie? Persino un cane ha più conoscenza di Dio di quanto ne abbiate voi!” (Mason)
ii. Che la mano del SIGNORE ha fatto questo: “Si fa sempre notare che il versetto 9 è l’unico posto nella poesia dove il nome Yahweh è usato per Dio. Per questa ragione la sua autenticità è stata messa in dubbio da molti. La sua rimozione nell’interesse di una teoria secondo cui questa parola distingue un originale in prosa da aggiunte poetiche è un ragionamento circolare. Vista sotto una luce diversa, la parola acquisì un’importanza enorme perché la sua rarità la rende così evidente.” (Andersen)
b. Non mette forse l’orecchio alla prova le parole: In questi pochi versetti, Giobbe recita diverse verità evidenti; affermazioni che sono comprese come ovviamente vere. L’idea è che così come queste cose sono chiaramente vere, così anche la potenza e la maestà di Dio sono facilmente comprese come vere.
i. “Non c’è appello dal verdetto del nostro palato. Sappiamo in un momento se una sostanza è dolce o amara, gradevole o sgradevole. Ora ciò che il gusto è per gli articoli di dieta, quello è l’orecchio per le parole, sia di Dio che dell’uomo.” (Meyer)
2. (13-25) Giobbe descrive la grande potenza di Dio.
Ma in lui risiedono la sapienza e la forza, a lui appartengono il consiglio e l’intendimento. Ecco, se egli distrugge, nessuno può ricostruire; se imprigiona qualcuno, nessuno gli può aprire. Se trattiene le acque, tutto inaridisce; se le lascia andare, sconvolgono la terra. Egli possiede forza e sapienza; da lui dipendono chi è ingannato e chi inganna. Egli fa camminare scalzi i consiglieri, rende stolti i giudici. Scioglie i legami imposti dai re e cinge i loro lombi, con una cintura. Fa camminare scalzi i sacerdoti e rovescia i potenti. Toglie la parola a quelli in cui si pone fiducia e priva di intendimento i vecchi. Versa il disprezzo sui nobili, e allenta la cintura ai forti. Palesa le cose profonde nascoste nelle tenebre, e porta alla luce l’ombra di morte. Rende grandi le nazioni e poi le distrugge, estende le nazioni e poi le porta in esilio. Toglie il senno ai capi della terra e li fa vagare in solitudini senza strade. Brancolano nelle tenebre senza luce, e li fa barcollare come ubriachi».
a. Con lui sono la saggezza e la forza, egli ha il consiglio e la comprensione: In questa sezione, Giobbe rimproverò il discorso precedente di Zofar (Giobbe 11), specialmente dove Zofar criticò Giobbe per non conoscere Dio e lo paragonò a un uomo dalla testa vuota (Giobbe 11:7-12). Qui, Giobbe mostrò che sapeva davvero che Dio era grande in saggezza e forza, e che era potente in consiglio e comprensione.
i. Il messaggio di Giobbe ai suoi amici era chiaro: “Io conosco Dio e quanto grande Egli sia. Non criticatemi più su questo punto.”
b. Se egli abbatte una cosa, non può essere ricostruita: Con meravigliosa bellezza poetica e ripetizione, Giobbe descrisse la potenza e la maestà di Dio.
· Mostrò la potenza di Dio sulle cose materiali (Se egli abbatte una cosa, non può essere ricostruita). “Egli solo può creare, ed egli solo può distruggere. Nulla può essere annientato se non dalla stessa Potenza che lo ha creato. Questo è un fatto assai notevole. Nessuna potenza, abilità o astuzia dell’uomo può annientare la più piccola particella di materia. L’uomo, mediante l’azione chimica, può cambiarne la forma; ma ridurla al nulla appartiene solo a Dio.” (Clarke)
· Mostrò la potenza di Dio sugli uomini (se imprigiona un uomo).
· Mostrò la potenza di Dio sulle menti (L’ingannato e l’ingannatore sono suoi).
· Mostrò la potenza di Dio sui saggi (Egli conduce via spogliati i consiglieri, e rende stolti i giudici).
· Mostrò la potenza di Dio sui governanti (Egli scioglie i legami dei re… Egli conduce via spogliati i principi).
· Mostrò la potenza di Dio sugli eloquenti (Egli priva della parola quelli di cui ci si fida).
· Mostrò la potenza di Dio sulle tenebre (porta alla luce l’ombra della morte).
· Mostrò la potenza di Dio sulle nazioni (Egli fa grandi le nazioni, e le distrugge).
i. “Questo potrebbe essere una presa in giro dello squilibrio dell’inno credenziale di Elifaz in Giobbe 5:18-26, dove tutto il bene accade ai giusti. Non è certo una parodia della saggezza di Dio poiché nell’introduzione al poema (Giobbe 12:13) Giobbe attribuì la saggezza a Dio in congiunzione con il suo proposito e la sua comprensione.” (Smick)
ii. Disarma i potenti è più letteralmente in ebraico, scioglie la cintura dei potenti. “Che è l’espressione idiomatica per privare della forza, perché rende inabile chi la indossa per la lotta lasciando che le vesti volino libere, e così impedendo il movimento necessario per esercitare la forza.” (Bullinger)
c. Egli toglie la comprensione ai capi del popolo della terra: Qui, Giobbe estese la sua descrizione della potenza di Dio all’idea della capacità di Dio di togliere la comprensione anche agli uomini grandi. Quando Egli fa questo, essi brancolano nelle tenebre senza luce.
i. Questo mostra quanto sia facile per Dio far vagare gli uomini in un deserto senza sentiero o barcollare come un uomo ubriaco. Tutto ciò che deve fare è semplicemente togliere la comprensione, mostrando che la saggezza e la comprensione dell’uomo dipendono da Dio.
ii. Notiamo che Giobbe in realtà descrisse se stesso, come quest’uomo eminente senza comprensione, un uomo che vaga in un deserto senza sentiero, un uomo che brancola nelle tenebre senza luce, e che barcolla come un uomo ubriaco.
©1996–presente Il Enduring Word Bible Commentary di David Guzik –
