1 Re 7 – Il Palazzo di Salomone e gli Arredi del Tempio
Summary
Pastor David walks us through Solomon's palace construction and the magnificent bronze furnishings Huram crafted for the temple. He opens by highlighting a telling contrast: Solomon spent 13 years building his own house compared to 7 years on the temple, revealing priorities that favored personal comfort over God's dwelling place. The bulk of the chapter details the temple furnishings—the two named pillars Jachin and Boaz, the massive bronze Sea, the ten lavers and carts—all crafted with meticulous artistry, though Pastor David emphasizes the spiritual symbolism woven into these objects rather than dwelling on architectural measurements.
High Points
- Solomon builds his house (1)Solomon's 13-year palace project versus the 7-year temple reveals his values: the text shows us that his own house mattered more to him than God's house, a sobering spiritual test often missed in casual reading.
- Huram makes the needed furnishings for the temple basically after the pattern of the tabernacle furnishings (15-51)The two bronze pillars—Jachin ('He shall establish') and Boaz ('In strength')—served as constant reminders to worshipers that God establishes and strengthens; they stood before the people at every sacrifice and shaped how Israel approached worship.
- Huram - half Israeli and the best craftsman around (13-14)Huram, though half-Gentile and half-Israeli, was the finest craftsman available; Solomon hired him for all the temple's artistic work, showing that excellence in service to God transcends ethnic or cultural lines.
- Huram makes the needed furnishings for the temple basically after the pattern of the tabernacle furnishings (15-51)The massive bronze Sea held over 11,500 gallons and was supported by twelve oxen representing the twelve tribes—it was a centerpiece of priestly cleansing and preparation for worship in the temple courts.
- The splendor of Solomon’s palace (2-12)Pastor David draws a parallel to medieval Europe: when the greatest buildings were cathedrals, it reflected a society's values; Solomon's palace surpassing the temple in splendor says something troubling about where his heart lay.
Application
We should examine whether our most significant investments—of time, money, and attention—reveal a heart oriented toward God's glory or toward our own comfort and status.
AI-generated summary of Pastor David Guzik's commentary on this chapter.
A. La costruzione del palazzo di Salomone.
1. (1) Salomone costruisce la sua casa.
Ma a Salomone occorsero tredici anni a costruire la sua propria casa; cosí egli portò a termine tutta la sua casa.
a. Salomone impiegò tredici anni a costruire la sua casa: 1 Re 6:38 ci dice che Salomone impiegò 7 anni per costruire il tempio, ma qui apprendiamo che impiegò 13 anni per costruire la sua casa. Il tempio era glorioso, ma sembra che Salomone volesse una casa più gloriosa del tempio.
i. “Questo mostra il posto che il suo comfort personale e i suoi gusti lussuosi erano giunti ad occupare nella vita di Salomone… È spesso attraverso prove così semplici e inaspettate che vengono rivelati i fatti più profondi di una vita umana.” (Morgan)
ii. Potremmo dire che Salomone terminò l’opera di costruzione del tempio; il cristiano non può dire che l’opera di diffusione del vangelo di Gesù Cristo sia terminata.
b. E la terminò interamente: Il brano seguente descrive quale magnifica casa avesse Salomone.
2. (2-12) Lo splendore del palazzo di Salomone.
Egli costruí la casa della “Foresta del Libano, lunga cento cubiti, larga cinquanta e alta trenta su quattro ordini di colonne di cedro, sulle quali poggiavano travi di cedro. Un soffitto di cedro copriva le camere che poggiavano sulle colonne, e che erano in numero di quarantacinque, quindici per fila. Vi erano tre file di finestre, contrapposte le une alle altre su tre piani diversi. Tutte le porte con i loro stipiti ed architravi erano quadrangolari, e le finestre erano opposte le une alle altre su tre piani diversi. Fece pure il portico di colonne, lungo cinquanta cubiti e largo trenta; sul davanti c’era un vestibolo, sostenuto da colonne e coperto da un tetto. Poi fece il portico del trono dove amministrava la giustizia, chiamato “Portico del giudizio”; e lo ricoprí di cedro dal pavimento al soffitto. La casa invece dove egli abitava, costruita alla stessa maniera, aveva un altro cortile all’interno del portico. Salomone fece pure una casa con un portico simile a questo per la figlia del Faraone che aveva preso in moglie. Tutte queste costruzioni erano di pietre scelte, squadrate a misura, tagliate con la sega di dentro e di fuori dalle fondamenta ai cornicioni, e al di fuori fino al cortile maggiore. Anche le fondamenta erano di pietre scelte, di pietre grosse, alcune di dieci cubiti e altre di otto cubiti. Al di sopra c’erano pietre scelte, squadrate a misura e del legname di cedro. ll grande cortile aveva tutt’intorno tre ordini di pietre squadrate e un ordine di travi di cedro, come il cortile interno della casa dell’Eterno e come il portico del tempio.
a. La Casa della Foresta del Libano: Tanto magnifico legno di cedro del Libano fu usato per costruire il palazzo di Salomone che lo chiamarono la “Casa della Foresta del Libano.” Camminare tra le pareti riccamente rivestite del palazzo era come camminare in una foresta.
i. Le quarantacinque colonne poste nella Casa della Foresta del Libano davano anch’esse l’impressione di trovarsi in una foresta maestosa.
ii. 1 Re 10:16-17 menziona 500 scudi d’oro che erano appesi nella Casa della Foresta del Libano. Isaia chiamò specificamente questo edificio un’armeria in Isaia 22:8.
b. Così erano il cortile interno della casa del SIGNORE: Alla fine della descrizione dettagliata e magnifica del palazzo di Salomone, lo scrittore menzionò anche che alcune delle grandi caratteristiche architettoniche del palazzo furono usate anche nella casa del SIGNORE. Ci rimane l’idea che, per quanto grande fosse il tempio, il palazzo di Salomone era migliore.
i. Quando si viaggia nella vecchia Europa oggi, si incontrano spesso cattedrali magnifiche. Questi edifici straordinari furono per lo più costruiti centinaia di anni fa con grande fatica e costo da parte di persone povere che non avrebbero mai potuto sognare di vivere in luoghi così spettacolari. Quando i loro edifici più magnifici erano chiese, questo diceva qualcosa sui loro valori. Quando Salomone rese il suo palazzo più spettacolare del tempio, questo disse qualcosa sui suoi valori. I nostri edifici più magnifici nel mondo moderno – di solito dedicati agli affari, allo shopping o all’intrattenimento – dicono qualcosa sui nostri valori.
ii. Aggeo 1:3-10 parla in modo potente a coloro che pensano più alla loro casa che alla casa di Dio.
B. Huram realizza gli arredi del tempio.
1. (13-14) Huram – metà israelita e il miglior artigiano in circolazione.
Il re Salomone fece venire da Tiro Hiram, figlio d’una vedova della tribú di Neftali; suo padre era di Tiro e lavorava il bronzo; era pieno di sapienza, di intelligenza e di abilità per eseguire qualsiasi lavoro in bronzo Egli si recò dal re Salomone ed eseguí tutti i lavori a lui assegnati.
a. Huram da Tiro: Quest’uomo era metà israelita e metà gentile, ed era il miglior artigiano in circolazione. Salomone lo assunse per fare tutta la sua opera – cioè, il fine lavoro artistico del palazzo e specialmente del tempio.
2. (15-51) Huram realizza gli arredi necessari per il tempio sostanzialmente secondo il modello degli arredi del tabernacolo.
Fuse due colonne di bronzo. Ciascuna era alta diciotto cubiti e ciascuna aveva una circonferenza di dodici cubiti. Fece anche due capitelli di bronzo fuso da mettere in cima alle colonne, un capitello aveva l’altezza di cinque cubiti e cinque cubiti era pure l’altezza del secondo capitello. Fece quindi un reticolo con ghirlande a forma di catene per i capitelli che erano in cima alle colonne, sette per un capitello e sette per l’altro capitello. Cosí fece le colonne e due file di melagrane tutt’intorno al reticolo, per coprire i capitelli che erano in cima alle colonne; fece la stessa cosa per entrambi i capitelli. I capitelli che erano in cima alle colonne nel portico erano a forma di giglio, ed erano di quattro cubiti. Inoltre sui capitelli in cima ad entrambe le colonne, al di sopra della parte convessa vicina al reticolo, c’erano duecento melagrane poste in fila tutt’intorno. Poi installò le colonne nel portico del tempio; installò la colonna sulla destra e la chiamò Jakin, quindi installò la colonna di sinistra e la chiamò Boaz. In cima alle colonne c’era un lavoro a forma di giglio. Cosí fu terminato il lavoro delle colonne. Poi fece il mare di metallo fuso, di forma circolare, che da un orlo all’altro misurava dieci cubiti; la sua altezza era di cinque cubiti e la sua circonferenza di trenta cubiti. Sotto l’orlo e tutt’intorno al mare vi erano delle coloquintidi ornamentali dieci ogni cubito; le coloquintidi ornamentali erano disposte su due file ed erano state fuse. Il mare poggiava su dodici buoi, di cui tre guardavano a nord, tre a ovest, tre a sud e tre a est; il mare era posto su di essi, e le loro parti posteriori erano rivolte all’interno. Esso aveva lo spessore di un palmo; il suo orlo era fatto come l’orlo di un calice come il fiore di un giglio; esso conteneva duemila bati. Fece pure dieci carrelli di bronzo, ciascuno lungo quattro cubiti, largo quattro cubiti e alto tre cubiti. I carrelli erano cosí costruiti: essi avevano dei pannelli laterali, e i pannelli erano racchiusi da cornici. Sui pannelli, che erano fra le cornici, erano raffigurati leoni, buoi e cherubini. Sulle cornici era poggiato un piedistallo, mentre al di sopra e al di sotto dei leoni e dei buoi c’erano ghirlande a forma di festoni. Ogni carrello aveva quattro ruote di bronzo con gli assi pure di bronzo; i suoi quattro piedi avevano delle spallette sotto la conca, e le spallette erano state fuse, con delle ghirlande a lato di ciascuna. La sua apertura, all’interno della corona e nella parte alta, era rotonda; essa era profonda un cubito dalla forma di un piedistallo e aveva il diametro di un cubito e mezzo; anche attorno all’apertura c’erano delle sculture, ma i pannelli erano quadrati e non rotondi. Le quattro ruote erano sotto i pannelli e gli assi delle ruote erano fissati alla base. L’altezza di ogni ruota era di un cubito e mezzo. La lavorazione delle ruote era come quella di un carro. I loro assi, i loro cerchi, i loro raggi e i loro mozzi erano tutti di bronzo fuso. Ai quattro angoli di ogni carrello c’erano quattro spallette, che erano un tutt’uno col carrello stesso. In cima al carrello c’era un sostegno rotondo e alto mezzo cubito; e in cima al carrello, le sue cornici e i suoi pannelli erano un tutt’uno con esso. sulla superficie delle sue cornici e del suoi pannelli, Hiram scolpí cherubini, leoni e palme, secondo gli spazi liberi, e ghirlande tutt’intorno. In questo modo egli fece i dieci carrelli, che ebbero tutti la stessa fusione, la stessa dimensione e la stessa forma. Poi fece dieci conche di bronzo, ciascuna delle quali conteneva quaranta bati ed era di quattro cubiti; e ogni conca posava su uno dei dieci carrelli. Egli collocò i carrelli, cinque sul lato destro del tempio e cinque sul lato sinistro del tempio, e pose il mare sul lato destro del tempio, verso sud-est Hiram fece le conche le palette e le coppe. Cosí Hiram terminò ogni lavoro che doveva fare per il re Salomone nella casa dell’Eterno: le due colonne, i due capitelli a vaso in cima alle colonne, i due reticoli per coprire i due capitelli a vaso in cima alle colonne, le quattrocento melagrane per i due reticoli (due file di melagrane per ogni reticolo per coprire i due capitelli a vaso in cima alle colonne), i dieci carrelli, le dieci conche sui carrelli, il mare, uno solo, e i dodici buoi sotto il mare, i vasi, le palette le conche. Tutti questi utensili, che Salomone fece fare a Hiram per la casa dell’Eterno, erano di bronzo levigato. Il re li fece fondere nella pianura del Giordano in un suolo argilloso, fra Suk-koth e Tsarethan. Salomone non si curò di pesare tutti questi utensili, perché erano moltissimi; il peso del bronzo non fu accertato. Salomone fece fabbricare tutti gli arredi della casa dell’Eterno: l’altare d’oro, la tavola d’oro su cui si mettevano i pani della presentazione; i candelabri d’oro puro, cinque a destra e cinque a sinistra davanti al luogo santissimo, con i fiori, le lampade e gli smoccolatoi d’oro; le coppe, i coltelli, le conche, i cucchiai e i bracieri d’oro fino, e i cardini d’oro per le porte della casa interna (cioè del luogo santissimo) e per le porte all’ingresso del tempio stesso. Cosí fu terminato tutto il lavoro che il re Salomone aveva fatto fare per la casa dell’Eterno. Poi Salomone fece portare l’argento, l’oro e gli utensili che Davide suo padre aveva consacrato, e li mise nei tesori della casa dell’Eterno.
a. Fuse due colonne di bronzo: Queste imponenti colonne erano in realtà così notevoli che ricevettero dei nomi. Furono chiamate Jachin e Boaz (menzionate anche in 2 Cronache 3:17).
i. “Quella a destra ricevette il nome ‘Jachin,’ che significa ‘Egli stabilirà,’ e quella a sinistra il nome ‘Boaz,’ che significa ‘in forza.'” (Dilday)
ii. “In termini pratici le colonne dovevano essere un promemoria sempre presente per ogni re successivo del fatto che stava regnando per nomina di Dio e per sua grazia, e che in Dio risiedeva la sua forza. Proprio così i credenti oggi dovrebbero essere sempre consapevoli della grazia di Dio nelle loro vite e della loro totale dipendenza da lui.” (Patterson and Austel)
iii. Alcuni credono che le colonne fossero destinate a ricordare a Israele le due colonne dell’Esodo. La colonna di fuoco di notte e la colonna di nuvola di giorno erano costanti promemoria della presenza di Dio nel deserto.
iv. Ogni volta che qualcuno veniva alla casa del SIGNORE ai giorni di Salomone diceva: “Guarda! C’è Egli Stabilirà. E c’è In Lui È la Forza.” Questo li metteva nella giusta disposizione d’animo per adorare il SIGNORE. Quando le folle si radunavano al sacrificio del mattino e della sera per adorare il SIGNORE, i Leviti guidavano il popolo stando davanti al tempio con queste due grandi colonne di bronzo dietro di loro. Era sempre davanti a loro: Egli Stabilirà e In Lui È la Forza.
v. Si potrebbe dire che la casa di Dio stessa era Jachin e Boaz. Quel tempio fu stabilito da Dio e costruito dalla forza di Dio. Ogni volta che guardavano quel tempio, sapevano che a Dio piaceva stabilire e rafforzare le cose.
vi. La casa di Dio era un luogo dove le persone sperimentavano ciò che le colonne rappresentavano. In quella casa, le persone erano stabilite nel loro rapporto con Dio. In quella casa, le persone ricevevano forza dal SIGNORE. Da questo edificio, doveva diffondersi a tutta la comunità: “Venite qui e siate stabiliti. Venite qui e ricevete la forza di Dio.”
b. Fece il Mare di bronzo fuso, di dieci cubiti da un bordo all’altro: L’enorme conca era di oltre 15 piedi (5 metri) di diametro, ed era usata per le lavande cerimoniali collegate al tempio. Inoltre, Huram fece dieci conche di bronzo; ciascuna conca conteneva quaranta bat.
i. “Era usato dai sacerdoti per lavarsi le mani e i piedi e forse anche per fornire acqua alle bacinelle in piedi per il risciacquo delle offerte (2 Cronache 4:6)” (Wiseman). Poole crede che forse l’acqua uscisse dai buoi che formavano la base del Mare.
ii. “Il volume del Mare era di 2.000 bat, generalmente calcolato essere circa 11.500 galloni” [43.532 litri] (Patterson and Austel).
c. La tavola d’oro su cui era il pane di presentazione: 2 Cronache 4:8 dice che c’erano 10 tavole del pane di presentazione. Qui, sono descritte collettivamente come un’unità.
d. Li mise nei tesori della casa del SIGNORE: Tutte queste grandi opere d’arte e articoli di grande valore furono posti nel tempio. Questo includeva i dieci carrelli e le pale, le bacinelle e altri utensili necessari per i sacrifici.
d. Salomone portò le cose che suo padre Davide aveva consacrato: Dio disse a Davide che non poteva costruire il tempio, ma Davide raccolse comunque arredi e tesori per il tempio che suo figlio Salomone avrebbe costruito (1 Cronache 29).
©1996–presente Il Enduring Word Bible Commentary di David Guzik –
