Genesi 41 – Giuseppe interpreta il sogno del Faraone e sale al potere

A. I sogni del Faraone e il suo dilemma.

1. (1) Giuseppe in prigione due anni dopo il rilascio del coppiere e l’esecuzione del panettiere.

Or avvenne, in capo a due interi anni, che il Faraone fece un sogno. Egli stava presso il fiume,

a. Alla fine di due anni interi: Giuseppe era in prigione, dimenticato dal coppiere del Faraone, per due anni interi. Ci furono difficoltà e scoraggiamento in quegli anni per Giuseppe, ma supponiamo che abbia comunque confidato in Dio. Molte lezioni derivano da questo.

· A volte il bene fatto dal popolo di Dio sembra non essere ricompensato.

· L’attesa è un tema comune nella vita cristiana.

· Dio spesso stabilisce che i credenti aspettino molto più a lungo di quanto vorrebbero.

· Dio stabilisce sia gli inizi che le fermate del Suo popolo.

· La mano di Dio era in questo: quando il momento fu giusto, il coppiere sapeva esattamente dove trovare Giuseppe. Se fosse stato rilasciato prima, questo potrebbe non essere stato il caso.

b. Il Faraone fece un sogno: I versetti seguenti descrivono lo strano sogno del Faraone.

2. (2-7) I sogni inquietanti del Faraone.

ed ecco salire dal fiume sette vacche, di bell’aspetto e grasse, e mettersi a pascolare tra i giunchi. Dopo quelle, ecco salire dal fiume altre sette vacche brutte di aspetto e scarne, e fermarsi accanto alle prime sulla riva del fiume. Ora le vacche brutte di aspetto e scarne divorarono le sette vacche di bell’aspetto e grasse. Quindi il Faraone si svegliò. Poi si riaddormentò e sognò una seconda volta; ed ecco, sette spighe grosse e belle, venir su da un unico stelo. Poi ecco, sette spighe sottili e arse dal vento orientale, germogliare dopo di quelle. E le spighe sottili inghiottirono le sette spighe grosse e piene. Allora il Faraone si svegliò, ed ecco, era un sogno.

a. Salirono dal fiume sette vacche: Nel primo sogno del Faraone, sette vacche grasse uscirono dal Nilo e furono divorate da sette vacche brutte d’aspetto e scarne. Questo strano sogno lo svegliò, ma si riaddormentò.

b. Sette spighe crescevano su un solo stelo: In un secondo sogno, sette spighe vuote di grano divorarono sette spighe grosse e piene di grano.

c. Allora il Faraone si svegliò, ed ecco, era un sogno: Questo era un sogno realistico e strano, ma era anche un messaggio da Dio.

i. Dio ci parla oggi. Può usare mezzi soprannaturali e cose strane. Più normalmente, Dio ci parla attraverso la Sua parola. Questo fa parte del concetto di Ebrei 1:1-2: Dio, che anticamente parlò molte volte e in molte maniere ai padri per mezzo dei profeti, in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio suo.

3. (8) Lo spirito turbato del Faraone.

Al mattino il suo spirito era turbato, e mandò a chiamare tutti i maghi e tutti i savi d’Egitto; quindi il Faraone raccontò loro i suoi sogni, ma non ci fu alcuno che li potesse interpretare al Faraone.

a. La mattina seguente, il suo spirito fu turbato: Il Faraone non prese questo come un semplice sogno strano. Nel suo spirito, sapeva che c’era qualcosa di importante in questo.

b. Il Faraone raccontò loro i suoi sogni, ma non vi fu alcuno che li potesse interpretare: Giuseppe disse al coppiere e al panettiere in prigione che le interpretazioni appartengono a Dio (Genesi 40:8). L’interpretazione apparteneva a Dio, ed Egli non diede quella conoscenza ai maghi d’Egitto.

4. (9-14) Giuseppe è chiamato per interpretare i sogni del Faraone.

Allora il capocoppiere parlò al Faraone, dicendo: Ricordo oggi i miei falli. Il Faraone si era adirato con i suoi servi e mi aveva fatto mettere in prigione in casa del capo delle guardie: me e il capopanettiere. Entrambi facemmo un sogno nella stessa notte, io e lui; ciascuno fece un sogno con il suo proprio significato. Ora con noi vi era un giovane ebreo servo del capo delle guardie; a lui raccontammo i nostri sogni, ed egli ce li interpretò dando a ciascuno l’interpretazione del suo sogno. E le cose avvennero esattamente secondo l’interpretazione da lui dataci: il Faraone ristabilì me nel suo ufficio e fece impiccare l’altro».

Allora il Faraone mandò a chiamare Giuseppe che fu subito tratto fuori dalla prigione sotterranea. Così egli si rase si cambiò le vesti e venne dal Faraone.

a. Oggi io ricordo le mie colpe: Il coppiere finalmente si ricordò di Giuseppe e confessò il suo torto contro di lui. Raccomandò Giuseppe al Faraone come un uomo che interpreta i sogni.

b. Allora il Faraone mandò a chiamare Giuseppe, e lo fecero uscire in fretta dal carcere: Quando fu nel tempo stabilito da Dio di liberare Giuseppe dalla prigione, tutto avvenne in fretta. Spesso, i credenti sentono che ci sono lunghi periodi di tempo in cui Dio non fa nulla, ma quando il Suo tempo è giusto, tutto può venire insieme in un istante.

i. Durante i tempi in cui i credenti pensano che Dio non stia facendo nulla, Egli sta facendo il lavoro più importante per Lui: sviluppare il carattere e trasformare il Suo popolo nell’immagine di Gesù Cristo.

ii. Questo è parte del concetto di Romani 8:28: Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene per coloro che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo proponimento. Questo pensiero continua al versetto successivo, Romani 8:29: Poiché quelli che egli ha preconosciuti, li ha pure predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito fra molti fratelli. L’opera di Dio nel credente è di conformarlo all’immagine di Gesù Cristo, e questo richiede tempo.

iii. Questo è un altro modo in cui Giuseppe indica Gesù Cristo, che fu anche portato da una lunga oscurità a grande prominenza rapidamente.

5. (15-16) Il Faraone racconta a Giuseppe il suo sogno.

E il Faraone disse a Giuseppe: «Ho fatto un sogno e non vi è alcuno che lo possa interpretare; ma ho sentito dire di te che, quando hai udito un sogno tu lo puoi interpretare».

Giuseppe rispose al Faraone, dicendo: «Non sono io; ma sarà DIO a dare una risposta per il bene del Faraone».

a. Ho fatto un sogno, e non c’è nessuno che lo possa interpretare: Il sogno del Faraone era in realtà una rivelazione da Dio. Lo ricevette ma non poteva comprenderlo. Era come una persona che legge la Bibbia ma ha bisogno dell’aiuto di un uomo o una donna di Dio per comprendere.

b. Non sta in me: Il Faraone diede a Giuseppe l’opportunità di glorificare se stesso, ma Giuseppe rifiutò. Non usò questo per glorificare se stesso davanti al Faraone, ma solo per glorificare Dio.

c. Dio darà al Faraone una risposta di pace: Giuseppe qui sembra molto più saggio e forse più umile di quanto fosse prima. Se era vero che in passato aveva raccontato ai suoi fratelli i suoi sogni precedenti in modo auto-glorificante, ogni tale fiducia in se stesso era ora scomparsa. Giuseppe sapeva che solo Dio aveva la risposta.

i. L’opera di Dio di costruzione del carattere si stava compiendo in Giuseppe, anche quando forse pensava che non stesse accadendo nulla.

6. (17-24) Il Faraone racconta a Giuseppe il suo sogno.

Allora il Faraone disse a Giuseppe: «Ecco nel mio sogno io stavo sulla riva del fiume, quand’ecco salire dal fiume sette vacche grasse e di bell’aspetto e mettersi a pascolare tra i giunchi. Dopo quelle ecco salire altre sette vacche magre, bruttissime di aspetto e scarne, tali che non ne vidi mai di così brutte in tutto il paese d’Egitto. E le vacche magre e brutte divorarono le prime sette vacche grasse; ma anche dopo che le ebbero divorate, nessuno poteva riconoscere che le avevano divorate, perché esse erano di brutto aspetto come prima. Così mi svegliai. Poi vidi nel mio sogno sette spighe venir su da un unico stelo, piene e belle; ed ecco altre sette spighe avvizzite, sottili e arse dal vento orientale, germogliare dopo quelle. Quindi le spighe sottili inghiottirono le sette spighe belle. Io ho raccontato questo ai maghi, ma non vi è stato alcuno capace di darmi una spiegazione».

a. Il Faraone disse a Giuseppe: Il leader d’Egitto spiegò il sogno a Giuseppe, più o meno nello stesso modo spiegato in Genesi 41:2-7.

b. Erano brutte d’aspetto come prima: Più dettagli del sogno vennero con il secondo racconto. Quando le vacche magre mangiarono le vacche grasse, esse stesse non divennero grasse.

B. Giuseppe interpreta il sogno del Faraone.

1. (25-32) Giuseppe interpreta il sogno del Faraone.

Allora Giuseppe disse al Faraone: «I sogni del Faraone sono uno stesso sogno. DIO ha mostrato al Faraone quello che sta per fare. Le sette vacche belle sono sette anni, e le sette spighe belle sono sette anni; è uno stesso sogno. Anche le sette vacche magre e brutte, che salivano dopo di quelle, sono sette anni; come pure le sette spighe vuote e arse dal vento orientale sono sette anni di carestia. Questo è quello che ho detto al Faraone: DIO ha mostrato al Faraone quello che sta per fare. Ecco, stanno per venire sette anni di grande abbondanza in tutto il paese di Egitto; ma dopo questi verranno sette anni di carestia, e tutta quell’abbondanza sarà dimenticata nel paese d’Egitto; e la carestia consumerà il paese. E nel paese non si ricorderà piú la precedete abbondanza, a motivo della carestia che seguirà, perché questa sarà molto dura. Il fatto poi che il sogno sia stato dato al Faraone due volte vuol dire che la cosa è decretata da DIO, e DIO la farà accadere presto.

a. Il sogno del Faraone è uno solo; Dio ha fatto conoscere al Faraone ciò che egli sta per fare: Ci sarebbero stati sette anni di abbondanza e prosperità, seguiti da altri sette anni di bisogno e carestia. Gli anni di carestia sarebbero stati così terribili che gli anni buoni sarebbero stati dimenticati.

b. Se il sogno è stato ripetuto al Faraone due volte, è perché la cosa è stabilita da Dio: Giuseppe vide la conferma di Dio nella ripetizione del sogno. Giuseppe conosceva il principio rivelato più tardi in Deuteronomio 19:15: per bocca di due o tre testimoni la cosa sarà stabilita.

i. Si può dire del grande messaggio di Dio – la Bibbia – che la cosa è stabilita da Dio. È fuori moda dirlo oggi, ma rimane un fatto: la parola di Dio è vera. La Bibbia parla in molti stili diversi, ma in ogni stile è vera. È vera storia, veri comandamenti, vera poesia, vera saggezza e vera profezia.

c. Dio la farà avvenire presto: La conferma del sogno indicava anche l’urgenza del messaggio. Tutto questo sarebbe accaduto presto, presto.

i. Dio parlò tutto questo attraverso Giuseppe, usando Giuseppe come guida per il Faraone. Alcune persone desiderano che Dio dia loro una tale guida soprannaturale.

ii. Molti vogliono la guida da Dio come una mappa, che mostri dove andare e cosa fare. Invece, spesso Gesù viene come una Guida, dicendo “Resta vicino a Me, e ti guiderò lungo la via.” Invece di cercare una mappa, cerca una guida – La Guida, il Messaggero da Dio, Gesù Cristo.

2. (33-36) Giuseppe dà il suo consiglio al Faraone.

Or dunque cerchi il Faraone un uomo intelligente e savio e lo stabilisca sul paese d’Egitto. Il Faraone faccia così: costituisca sul paese dei soprintendenti per prelevare il quinto dei prodotti del paese d’Egitto, durante i sette anni di abbondanza. Radunino essi tutti i viveri di queste annate buone che stanno per venire e ammassino il grano sotto l’autorità del Faraone, e lo conservino per l’approvvigionamento delle città. Questi viveri saranno una riserva per il paese, in vista dei sette anni di carestia che verranno nel paese d’Egitto; così il paese non perirà per la carestia».

a. Il Faraone cerchi un uomo intelligente e saggio: Fino a questo punto, Giuseppe diede al Faraone conoscenza, dicendogli cosa sarebbe accaduto, come rivelato nei sogni che erano un messaggio da Dio. Ora, Giuseppe cominciò ad applicare saggezza alla conoscenza.

i. C’è una differenza importante tra conoscenza e saggezza. La conoscenza dice cosa sta succedendo; la saggezza dice cosa fare al riguardo. La conoscenza è la diagnosi; la saggezza è diretta alla cura. La conoscenza è buona e necessaria – semplicemente non è sufficiente.

ii. Il mondo ha molta più conoscenza che saggezza. Gli scienziati, i poeti, i politici di oggi, e tutti gli altri possono spesso vedere quali sono i problemi. La vera saggezza vede che Gesù è la risposta.

b. Costituisca dei commissari sul paese, per prelevare un quinto del raccolto del paese d’Egitto durante i sette anni di abbondanza: Nella sua saggezza data da Dio, Giuseppe vide che questa grande crisi in arrivo necessitava di una corretta amministrazione.

· Il problema doveva essere compreso.

· L’obiettivo e la visione per raggiungere l’obiettivo dovevano essere formulati.

· Le persone giuste dovevano essere messe al loro posto (commissari sul paese).

· Dovevano comprendere la grande visione e il loro ruolo in essa.

· Qualcuno doveva assicurarsi che tutto funzionasse secondo il piano.

· Il lavoro doveva essere misurato.

· Dio avrebbe usato un uomo per mettere tutto questo in atto – non sarebbe accaduto per quello che normalmente pensiamo come un miracolo.

i. Un quinto significa una tassa del 20%. Alcune fonti antiche suggeriscono che il Faraone normalmente prendeva il 10% del grano in Egitto come tassa. Se questo fosse vero, allora Giuseppe propose di raddoppiare le tasse nei prossimi sette anni.

c. E il paese non perirà per la carestia: Il messaggio di Dio attraverso i sogni del Faraone era di una vera crisi in arrivo. Se non si fossero preparati, il paese sarebbe perito per la carestia. Questo era un urgente appello all’azione.

i. Dio avrebbe soddisfatto il bisogno attraverso un uomo. “Dio lavora sempre attraverso uomini che svolgono compiti sulla terra.” (Barnhouse)

3. (37-38) Il Faraone percepisce la presenza dello Spirito di Dio in Giuseppe.

La cosa piacque al Faraone e a tutti i suoi funzionari. E il Faraone disse ai suoi funzionari: «Potremmo noi trovare un uomo come questi, in cui ci sia lo Spirito di DIO?».

a. La cosa piacque al Faraone: Il Faraone comprese che Giuseppe non solo aveva la giusta interpretazione del sogno, ma anche il giusto consiglio per rispondere al messaggio dal cielo.

b. Un uomo in cui sia lo Spirito di Dio: Il Faraone aveva accesso a molti sacerdoti, maghi e uomini santi. Quello che non aveva (fino a Giuseppe) era un uomo con lo Spirito di Dio. Questo fece risaltare Giuseppe tra gli altri.

i. Questa è la prima menzione nella Bibbia dello Spirito Santo che viene su un uomo. Inoltre, questo riguarda questioni più pratiche. Giuseppe non dovette predicare un sermone o guidare una preghiera perché il Faraone vedesse lo Spirito di Dio su di lui. Poteva vederlo nel suo carattere, nel suo messaggio, nella sua conoscenza, nella sua saggezza e nella sua umiltà.

ii. La presenza e la potenza dello Spirito Santo possono essere viste in modi molto pratici: nel carattere e nell’umiltà del popolo di Dio.

4. (39-41) La promozione di Giuseppe a secondo nel regno d’Egitto.

Allora il Faraone disse a Giuseppe: «Poiché DIO ti ha fatto conoscere tutto questo, non vi è alcuno che sia intelligente e savio come te. Tu sarai sopra la mia casa e tutto il mio popolo obbedirà ai tuoi ordini; per il trono soltanto io sarò piú grande di te». Il Faraone disse a Giuseppe: «Vedi io ti stabilisco su tutto il paese d’Egitto».

a. Poiché Dio ti ha fatto conoscere tutto questo, non c’è nessuno intelligente e savio come te: Questa fu la prima chiara indicazione che il Faraone voleva che Giuseppe fosse colui che salvasse l’Egitto attraverso una saggia pianificazione e preparazione. Questo probabilmente sorprese Giuseppe.

b. Tu sarai sopra la mia casa: Giuseppe aveva la conoscenza e la saggezza, ma il Faraone aveva una scelta. Scelse di dare a Giuseppe autorità su tutto. Non disse: “Grazie per il consiglio. Me ne occuperò io stesso.” Il Faraone saggiamente si arrese alla conoscenza, saggezza e autorità di Giuseppe.

· Giuseppe sarebbe stato sopra la casa del Faraone, i suoi affari personali.

· Giuseppe avrebbe governato tutto il popolo d’Egitto secondo la sua parola.

· Giuseppe sarebbe stato secondo nel regno dietro il Faraone.

· Giuseppe avrebbe avuto autorità sopra tutto il paese d’Egitto.

i. Giuseppe sembrava solo un successo da un giorno all’altro. In verità, il suo viaggio dalla fossa al pinnacolo richiese 13 anni difficili. Questa parte della storia di Giuseppe ci ricorda alcuni principi importanti riguardo alla promozione e all’avanzamento.

· La promozione e l’avanzamento vengono dal Signore (Salmo 75:6-7). Questo non vuol dire che il duro lavoro, la preparazione, le buone abitudini, il background familiare e altri aspetti umani non contribuiscano al successo – chiaramente lo fanno. Tuttavia, anche quelle cose sono doni e capacità da Dio e dovrebbero essere considerate con umiltà e gratitudine verso di Lui.

· La promozione e l’avanzamento non sono mai sufficienti senza il Signore. Non si può mai essere così promossi o avanzare al punto da smettere di aver bisogno di Gesù. Spesso, la promozione e il successo fanno vedere al popolo di Dio il loro bisogno di Gesù più che mai.

· Gesù ricevette la promozione o l’avanzamento definitivo. Il percorso di Giuseppe da umile servo e prigioniero a potente governante diventa una profezia di Gesù stesso. Filippesi 2:5-11 descrive quella promozione definitiva.

5. (42-44) I segni dell’alto status di Giuseppe.

Poi il Faraone si tolse l’anello dalla propria mano e lo mise alla mano di Giuseppe; lo fece vestire di abiti di lino fino e gli mise al collo una collana d’oro. Lo fece quindi montare sul suo secondo carro e davanti a lui si gridava: «Inginocchio!». Così il Faraone lo costituì su tutto il paese d’Egitto. Inoltre il Faraone disse a Giuseppe: «Il Faraone sono io ma, senza di te, nessuno alzerà la mano o il piede in tutto il paese d’Egitto».

a. Il Faraone si tolse l’anello di mano e lo mise sulla mano di Giuseppe: L’anello con sigillo era l’espressione dell’autorità del Faraone. Ora Giuseppe aveva la sua autorità. Una volta portava le catene di un prigioniero; ora aveva l’anello con sigillo del Faraone.

b. Lo fece vestire di abiti di lino finissimo: Una volta Giuseppe aveva gli stracci di un carcere; ora aveva un abbigliamento meraviglioso, abiti di lino finissimo.

c. Gli mise al collo una collana d’oro: Giuseppe una volta aveva le catene di uno schiavo; ora era adornato con una collana d’oro.

d. Lo fece montare sul suo secondo carro: Giuseppe una volta camminava come uno schiavo; ora viaggiava con stile. Godeva di grande ricchezza.

e. Senza di te nessuno alzerà la mano o il piede: Questo esprime di nuovo l’idea di grande autorità. Giuseppe una volta poteva solo obbedire agli ordini; ora poteva anche dare ordini.

i. In questi modi, Giuseppe illustra il figlio di Dio. In Gesù i credenti ricevono autorità, abbigliamento, ornamento e ricchezza.

ii. Tuttavia, in un modo ancora più grande, Giuseppe è un’immagine di Gesù Cristo in chi Egli è, in ciò che ha fatto, e nel posto che dovrebbe avere nella nostra vita.

· Gesù è un messaggero da Dio.

· Gesù parla la verità sul futuro.

· Il piano di Gesù fornisce pane per la vita.

· Il credente deve scegliere di riconoscere l’autorità di Gesù.

6. (45) A Giuseppe viene dato un nome e una moglie.

E il Faraone chiamó Giuseppe col nome di Tsofnath-Paneah, e gli diede in moglie Asenath figlia di Potiferah, sacerdote di On. E Giuseppe partì per visitare il paese d’Egitto.

a. E il Faraone chiamò Giuseppe con il nome di Tsafnat-Paanea: Le leggende ebraiche dicono che ogni lettera del nome egiziano di Giuseppe significava qualcosa. Collegandole tutte insieme, queste leggende dicono che il significato del nome egiziano di Giuseppe era “Veggente – redentore – profeta – sostenitore – interprete di sogni – intelligente – discreto – saggio.”

i. Più probabilmente il nome significa Dio Parla ed Egli Vive, riferendosi alla parola di Dio che viene attraverso Giuseppe, alla sua stessa conservazione, e al modo in cui preservò sia l’Egitto che l’intera regione.

b. E gli diede in moglie Asenat: Le leggende ebraiche (in realtà invenzioni) dicono che Asenat era in realtà la figlia di Dina e Sichem, che molti anni prima fu abbandonata al confine dell’Egitto e poi adottata nella famiglia di un sacerdote egiziano.

C. La vita di Giuseppe come Primo Ministro.

1. (46-49) I sette anni di abbondanza si avverarono.

Ora Giuseppe aveva trent’anni quando si presentò davanti a Faraone, re d’Egitto. Quindi Giuseppe lasciò la presenza del Faraone e percorse tutto il paese d’Egitto. Durante i sette anni di abbondanza, la terra produsse copiosamente; e Giuseppe radunò tutti i viveri di quei sette anni prodotti nel paese d’Egitto e ripose i viveri nelle città; in ogni città ripose i viveri del territorio circonvicino. Così Giuseppe ammassò grano come la sabbia del mare, in così gran quantità, che si smise di tenere i conti perché era incalcolabile.

a. Giuseppe aveva trent’anni quando si presentò davanti al Faraone: Giuseppe era un giovane uomo per avere tale autorità. Tuttavia, era stato nella scuola di Dio di approfondimento della fiducia e sviluppo del carattere per molto tempo. Fu venduto come schiavo all’età di 17 anni (Genesi 37:2).

b. Egli raccolse tutti i viveri dei sette anni che ci furono nel paese d’Egitto: Giuseppe fece ciò che era giusto. Seguì fino in fondo e immagazzinò il grano durante i sette anni di abbondanza. Questa fu una sfida logistica e contabile significativa: raccogliere, misurare, contabilizzare e immagazzinare grandissima quantità di grano.

2. (50-52) I due figli di Giuseppe e il suo stato d’animo.

prima che venisse l’anno della carestia, nacquero a Giuseppe due figli che Asenath, figlia di Potiferah, sacerdote di On, gli partorì. Giuseppe chiamò il primogenito Manasse perché disse: «DIO mi ha fatto dimenticare ogni mio affanno e tutta la casa di mio padre». Al secondo invece pose nome Efraim, perché disse: «DIO mi ha reso fruttifero nel paese della mia afflizione».

a. Giuseppe chiamò il primogenito Manasse: Dalla sua moglie egiziana, Giuseppe generò Manasse, il cui nome significa dimenticanza. Questo perché Dio fece dimenticare a Giuseppe tutto il dolore e la prova precedenti nella sua vita. Il suo secondo figlio è Efraim, che significa fecondità, perché Dio rese Giuseppe fecondo in Egitto.

i. Il popolo di Dio non può essere doppiamente fecondo finché non sta anche dimenticando. Nel suo libro Il Grande Divorzio, C.S. Lewis descrisse l’inferno come un luogo dove nessuno dimentica nulla, ricordando ogni offesa, ogni crudele scambio di parole, ogni torto mai fatto loro, e tutti sono completamente imperdonabili. Ma in cielo tutte queste cose sono messe via perché tutte le cose sono diventate nuove.

b. Perché Dio mi ha fatto dimenticare.… Perché Dio mi ha reso fecondo: Giuseppe non dimenticò la fede dei suoi padri, anche se salì a grande gloria in Egitto e aveva una moglie egiziana. Come segno di questo, i suoi figli ricevettero nomi ebraici, non nomi egiziani.

3. (53-57) I sette anni di carestia iniziano.

I sette anni di abbondanza che vi furono nel paese d’Egitto finirono, e cominciarono a venire i sette anni di carestia, come Giuseppe aveva detto. Ci fu carestia in tutti i paesi, ma in tutto il paese d’Egitto vi era del pane. Poi tutto il paese d’Egitto cominciò ad aver fame, e il popolo gridò al Faraone per aver del pane. Allora il Faraone disse a tutti gli Egiziani: «Andate da Giuseppe, e fate quello che vi dirà». La carestia si era sparsa sulla superficie di tutto il paese, e Giuseppe aperse tutti i depositi e vendé grano agli Egiziani. Ma la carestia si aggravò nel paese d’Egitto. Così la gente di tutti i paesi veniva in Egitto da Giuseppe per comprare del grano, perché la carestia era grave in tutta la terra.

a. Ci fu carestia in tutti i paesi, ma in tutto il paese d’Egitto c’era pane: A causa della saggia preparazione di Giuseppe, l’Egitto divenne una fonte di approvvigionamento per l’intera regione, che soffriva sotto la grave carestia.

b. E da tutti i paesi venivano in Egitto da Giuseppe per comprare grano: Il popolo in Canaan – inclusa la famiglia di Giuseppe – soffriva anche della carestia. Ma Dio fece una saggia (anche se inaspettata) provvidenza per loro mandando Giuseppe avanti alla famiglia.

i. Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene per coloro che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo proponimento (Romani 8:28). Giuseppe non aveva Romani 8:28 su carta, ma lo aveva nel cuore. Un cristiano oggi può benissimo averlo su carta, ma non nel cuore.

©1996–presente Il Commentario Biblico Enduring Word di David Guzik