Giobbe 35 – Elihu Accusa Giobbe di Giustizia Propria
A. Elihu affronta quella che ritiene essere la giustizia propria di Giobbe.
1. (1-3) Elihu a Giobbe: “Sei tu più giusto di Dio?”
Elihu continuò a parlare e disse: «Ti pare una cosa giusta quando dici: “Sono piú giusto di Dio”? Infatti hai detto: “che ti giova? Quale utilità avrei del mio peccato?”.
a. Ritieni tu che sia giusto: Elihu aveva appena tormentato severamente Giobbe alla fine del suo discorso precedente. Lo aveva accusato di aggiungere ribellione al suo peccato, di ignorare il saggio consiglio dei suoi amici (batte le mani in mezzo a noi), e di parlare erroneamente contro Dio (moltiplica le sue parole contro Dio). Così per enfatizzare il punto, puntò il dito contro Giobbe e disse: “Ritieni tu che sia giusto?“
b. Poiché tu dici… Che profitto avrò io, più che se avessi peccato: Elihu accusò Giobbe di un freddo calcolo; di dire che negava l’ordine morale di Dio e affermava che non aveva senso peccare o non peccare.
i. “Ancora una volta Elihu mette parole in bocca a Giobbe, e nel processo non solo lo cita erroneamente ma travisa grossolanamente la sua posizione.” (Mason)
ii. “Elihu aveva perso il punto di Giobbe, che voleva essere giustificato perché credeva che Dio fosse giusto. Ovviamente Giobbe, nella sua lotta per comprendere cosa stesse facendo Dio, aveva inviato due segnali, uno dei quali Elihu, come gli altri, non era stato in grado di sentire.” (Smick)
2. (4-8) Elihu a Giobbe: “Dio è molto più in alto di te di quanto tu possa immaginare.”
Risponderò io a te e ai tuoi amici assieme a te. Contempla il cielo e osserva; guarda le nuvole, che sono piú alte di te. Se pecchi, che effetto ha su di lui? Se moltiplichi i tuoi misfatti, che danno gli arrechi? Se sei giusto, che cosa gli dai, o che cosa riceve dalla tua mano? La tua malvagità può solamente nuocere a un uomo come te, e la tua giustizia può solamente giovare a un figlio d’uomo.
a. Io ti risponderò, e ai tuoi compagni con te: Gli argomenti e le idee di Elihu erano sostanzialmente gli stessi di quelli degli amici di Giobbe. Eppure pensava di essere diverso, e credeva di poter correggere sia Giobbe che Elifaz, Bildad e Zofar.
b. Guarda i cieli e osserva; e contempla le nuvole, esse sono più alte di te: Elihu voleva che Giobbe (e i suoi amici) comprendessero un’idea che avevano già discusso e su cui erano d’accordo, l’idea che Dio è più grande dell’uomo e al di là dell’uomo.
i. “Il Signore mostrò ad Abrahamo le stelle, ma Elihu mostra a Giobbe le nuvole… Elihu vede le nuvole come un muro tra il Cielo e la terra; per lui sono un’immagine della distanza di Dio dall’uomo, della Sua irraggiungibilità e della Sua impassibilità.” (Mason)
ii. “Più lontano possiamo guardare verso il cielo (o dentro di esso) meglio concepiremo quella distanza infinita che c’è tra Dio in cielo e gli uomini sulla terra.” (Trapp)
c. Se sei giusto, che cosa gli dai: L’idea era che Dio fosse così al di là dell’uomo che non c’era nulla che l’uomo potesse fare a beneficio di Dio. Elihu sentiva che Giobbe aveva perso il suo timore e il suo pio apprezzamento di Dio.
i. Elihu si era, in un certo senso, intrappolato nel proprio argomento. Se Dio è così al di là dell’uomo, allora a che serve che Giobbe si ravveda? “Secondo i termini e i requisiti della Giustizia Infinita, Dio è indipendente dall’uomo, secondo la natura del Suo cuore d’amore, che questi uomini non comprendevano perfettamente, Egli non può essere indipendente.” (Morgan)
ii. Dio è davvero Dio; ma Elihu non colse quanto Dio si avvicini all’uomo. “L’intera rivelazione biblica, centrata e culminata in Cristo, mostra che il peccato umano infligge ferite a Dio e causa dolore al Santo: e che l’uomo, vivendo nella giustizia, dà gloria a Dio e causa gioia al Suo cuore.” (Morgan)
iii. “Se è vero che poiché Dio è così grande e così alto, l’innocenza o la colpa di un insignificante essere umano è una questione di profonda indifferenza per il suo Creatore, sulla base che non può portarGli né guadagno né perdita, siamo approdati, vediamo subito, su una riva molto cupa. Raggiungiamo una conclusione fatale per ogni religione.” (Bradley)
B. Il giusto Giobbe non dovrebbe aspettarsi alcuna risposta da Dio.
1. (9-12) Dio non risponde agli orgogliosi, anche se sono oppressi.
Si grida per il gran numero delle oppressioni, si grida in cerca di aiuto a motivo della forza dei potenti; ma nessuno dice: “Dov’è Dio, il mio creatore, che nella notte concede canti di gioia, che a noi insegna piú cose che alle bestie dei campi e ci fa piú saggi degli uccelli del cielo? Cosí si grida, ma egli non risponde a motivo della superbia dei malvagi.
a. A causa della moltitudine di oppressioni essi gridano: Elihu comprendeva che gli uomini gridavano a Dio quando erano oppressi o si sentivano afflitti dal braccio dei potenti.
i. Elihu voleva spiegare perché Dio non rispondeva agli afflitti. Giobbe aveva sollevato inizialmente la questione. “Giobbe aveva dedicato un intero discorso al tema dell’apparente indifferenza di Dio alla sua situazione (Giobbe 23) e alla situazione di tutti coloro che soffrono e sono oppressi (Giobbe 24).” (Smick)
b. Ma nessuno dice: “Dov’è Dio, il mio Creatore”: Elihu notò che gli uomini cercano Dio nel loro momento di bisogno, ma la loro ricerca spesso non è sincera. Non riconoscono Dio come loro Creatore, non riconoscono i Suoi conforti (che dà canti nella notte), e la saggezza che Egli dà (ci rende più saggi degli uccelli del cielo).
i. Che ci dà canti nella notte: “Un’anima santa ha comunione continua con Dio: notte e giorno la sua felicità è grande; e Dio, da cui proviene, è il soggetto continuo dei suoi canti di lode.” (Clarke)
ii. “La ragione di Elihu è giusta nella maggioranza dei casi. La grande causa dell’angoscia di un cristiano, la ragione delle profondità di dolore in cui molti credenti sono precipitati, è semplicemente questa — che mentre guardano intorno, a destra e a sinistra, per vedere come possono sfuggire ai loro problemi, dimenticano di guardare ai monti da cui viene ogni vero aiuto; non dicono: ‘Dov’è Dio, il mio Creatore, che dà canti nella notte?'” (Spurgeon)
iii. Che ci insegna più delle bestie della terra: “Dio ha dato agli uomini quei doni che ha negato alle bestie, ragione e religione, saggezza per conoscere Dio e se stessi, e i loro obblighi verso Dio, e la loro dipendenza da lui. E perciò non si addice loro giacere come creature brute, ruggendo e gridando nelle loro miserie, senza prendere alcuna nota di Dio in modo di preghiera o lode; e se lo fanno, non è meraviglia se Dio non prende nota di loro.” (Poole)
iv. “Bestie, uccelli, volatili, e in molti casi pesci di stagno, conoscono e sembrano grati alla mano che li nutre; mentre l’uomo, fatto molto più nobile di loro, dotato dei più grandi poteri, privilegiato con i benefici più importanti, non considera il Signore, né discerne l’operazione della sua mano. Quadrupedi, rettili e volatili hanno più gratitudine verso i loro padroni di quanta ne abbia l’uomo verso il suo Dio.” (Clarke)
c. Essi gridano, ma egli non risponde, a causa dell’orgoglio degli uomini malvagi: Quando gli uomini gridano a Dio con tale insincerità, Elihu disse che Dio non risponde loro, e non risponde a causa dell’orgoglio degli uomini malvagi.
i. Elihu disse questo con piena consapevolezza che Giobbe si era lamentato che Dio non gli avrebbe risposto. Perciò, Elihu associò liberamente Giobbe agli uomini insinceri, orgogliosi e malvagi.
2. (13-16) Elihu a Giobbe: “Dio non vuole ascoltare le tue parole vuote.”
Certamente Dio non darà ascolto a discorsi vuoti, e l’Onnipotente non vi farà attenzione. Anche se tu dici di non vederlo, la tua causa sta davanti a lui, e tu devi aspettarlo. Ma ora, perché nella sua ira non punisce e non fa troppo caso alle trasgressioni, Giobbe apre inutilmente le labbra e accumula parole senza senno».
a. Certamente Dio non ascolterà parole vuote: Elihu riprese il suo approccio duro verso Giobbe. La sua idea era che Dio non ascoltasse Giobbe perché era un cercatore falso e vuoto.
i. “Gli Elihu di questo mondo non si preoccupano della crudeltà del loro consiglio perfezionista e della sua irrealtà. La loro teoria è salva; questo è ciò che conta.” (Andersen)
b. Anche se dici di non vederlo, tuttavia la giustizia è davanti a lui: Elihu voleva che Giobbe vedesse che Dio era davvero proprio davanti a lui, presente nel fatto della giustizia. Se solo Giobbe fosse stato paziente (tu devi aspettarlo), avrebbe visto il Dio che affermava essere nascosto da lui.
i. “Lamentarsi di non vederlo è un’impertinenza, quando la colpa è di Giobbe.” (Andersen)
c. Poiché egli non ha punito nella sua ira… perciò Giobbe apre la sua bocca invano: Ancora, Elihu fu molto duro con Giobbe. “Giobbe, se Dio dovesse punirti come meriti, non saresti in grado nemmeno di aprire la bocca nel modo vano in cui fai. Parli anche ignorantemente” (moltiplica parole senza conoscenza).
i. “Poiché il versetto 15 è piuttosto oscuro, ci resta da supporre che significhi che Elihu sta accusando Giobbe di fraintendere completamente la mancanza di risposta di Dio come disattenzione, mentre in realtà Dio sta trattenendo la Sua ira. Giobbe è colpevole di disprezzare la longanimità di Dio.” (Andersen)
ii. Elihu vide che Dio non aveva ancora risposto a Giobbe, almeno non in alcun modo che Giobbe avesse sperato. Perciò disse: “Giobbe apre la sua bocca invano.” L’idea era: “Giobbe, se fossi veramente un uomo pio, allora Dio ti avrebbe già risposto. Il fatto che non l’abbia fatto prova la tua empietà.”
©1996–presente Il Enduring Word Bible Commentary di David Guzik –
