2 Re 19 – Dio Libera Gerusalemme dall’Assiria
Summary
Pastor David walks us through one of the Bible's most dramatic military and spiritual showdowns: Jerusalem under siege by the Assyrian king Sennacherib, and how King Hezekiah's faith and prayer lead to a miraculous deliverance. David Guzik shows us Hezekiah's three-part response to the crisis—tearing his clothes, going to the Lord's house, and seeking Isaiah's word—then traces God's answer through Isaiah's prophecies, Hezekiah's bold prayer, and finally the stunning night when an angel of the Lord destroys 185,000 Assyrian soldiers without a single arrow being shot at Jerusalem.
High Points
- Hezekiah seeks Isaiah in the time of great distress (1-5)Hezekiah's initial reaction was good because he saw the situation accurately—desperate and deadly—rather than minimizing it, which is often how we fail in our own trials.
- Hezekiah’s prayer (14-19)When Hezekiah received the threatening letter from Sennacherib, he took it directly to the temple and spread it out before the Lord, treating his crisis exactly as 1 Peter 5:7 instructs: casting all his care upon God.
- God’s word to the King of Assyria and his representatives (22-28)God's response through Isaiah focused first on the Rabshakeh personally, calling the Assyrian officers 'servants' or 'flunkies'—a deliberately belittling expression—rather than giving immediate assurance of Jerusalem's deliverance.
- God’s word to the King of Assyria and his representatives (22-28)The Assyrians credited their conquests to their own power and military might, but God revealed to them that He had actually ordained their success and was using them as His instrument; this humbled their pride.
- God will defend Judah for His sake (32-34)God promised to deal with Sennacherib by putting a hook in his nose and leading him back the way he came—the very method the Assyrians used to lead captives, making the judgment a mirror of their own cruelty.
- God strikes down the mighty army of Assyria (35)The angel of the Lord killed 185,000 Assyrian soldiers in a single night without the Assyrians even laying siege to Jerusalem, proving that once God's people got their hearts right, He found it 'nothing' to accomplish the rest.
- The defeated Sennacherib is judged in Nineveh (36-37)Sennacherib lived twenty more years after his retreat, eventually being struck down by his own sons in his temple, showing that God's judgment on him was delayed but not denied.
Application
When we face a crisis, we should do what Hezekiah did: acknowledge the severity of the situation honestly, turn to the Lord in prayer rather than in denial, and trust that God's deliverance often depends on whether we have actually prayed and sought His face.
AI-generated summary of Pastor David Guzik's commentary on this chapter.
A. Le preghiere di Ezechia e le minacce di Sennacherib.
1. (1-5) Ezechia cerca Isaia nel tempo di grande angoscia.
Quando il re Ezechia udí queste cose, si stracciò le vesti, si coprí di sacco ed entrò nella casa dell’Eterno. Quindi mandò Eliakim, prefetto del palazzo, Scebna il segretario e gli anziani dei sacerdoti, coperti di sacco, dal profeta Isaia, figlio di Amots. Essi gli dissero: «Cosí dice Ezechia: “Questo giorno è un giorno di angoscia di castigo e di vergogna, perché i figli stanno per nascere, ma non c’è forza per partorirli. Forse l’Eterno, il tuo DIO, ha udito tutte le parole di Rabshakeh, che il re di Assiria, suo signore, ha mandato a insultare il DIO vivente, e lo castigherà a motivo delle parole che l’Eterno, il tuo DIO ha udito Innalza dunque una preghiera per il residuo che ancora rimane”» Cosí i servi del re Ezechia si recarono da Isaia.
a. Quando il re Ezechia udì ciò, si stracciò le vesti, si coprì di sacco: Lo strapparsi delle vesti e l’indossare il sacco (un materiale ruvido, simile alla iuta) erano espressioni di profondo lutto, solitamente per la morte di una persona cara. Ezechia ricevette questo rapporto riguardo a Rabshakeh seriamente, sapendo quanto questo nemico fosse determinato a conquistare completamente Gerusalemme.
i. La reazione iniziale di Ezechia fu buona. Egli vide la situazione per quello che realmente era. Spesso, quando siamo in qualche tipo di prova o difficoltà, la gestiamo male perché non vediamo mai la situazione accuratamente. La situazione di Gerusalemme era disperata ed Ezechia lo sapeva.
ii. C’era una buona ragione perché Ezechia fosse così umile davanti al SIGNORE. “Città dopo città è caduta sotto Sennacherib e lunghe file di deportati stanno già serpeggiando amaramente verso l’esilio – ed è tutta colpa di Ezechia! Egli ha seguito la politica folle della ribellione ed è stato stregato dalle promesse egiziane. Avrebbe potuto vendere il suo popolo lui stesso. Ma anche quando una questione è colpa nostra, possiamo ancora pregare al riguardo. E il Signore può sempre essere fidato per avere pietà del Suo popolo.” (Motyer, commento su Isaia)
b. Ed entrò nella casa del SIGNORE: La seconda reazione di Ezechia fu ancora migliore. Egli non permise al suo lutto e dolore di farlo precipitare in un rifiuto della potenza e dell’aiuto del SIGNORE. Sapeva che questo era un momento più necessario che mai per cercare il SIGNORE.
i. Quando dice entrò nella casa del SIGNORE, non dobbiamo pensare che significhi che il re Ezechia entrò nel luogo santo stesso, che era proibito a tutti tranne che ai sacerdoti. Significa semplicemente che Ezechia andò nei cortili della casa del SIGNORE, per cercare Dio nel luogo che gli era aperto come uomo d’Israele.
ii. Un precedente re di Giuda, il re Ozia, vide il suo regno tragicamente terminato quando infranse questo comandamento del SIGNORE di stare fuori dal luogo santo del tempio. 2 Cronache 26:16 dice: Ma quando fu potente, il suo cuore si inorgoglì fino a corrompersi, e peccò contro il SIGNORE, il suo Dio, entrando nel tempio del SIGNORE per bruciare incenso sull’altare dell’incenso. In risposta, Dio colpì Ozia con la lebbra ed egli fu un lebbroso isolato fino alla sua morte.
c. Poi mandò Eliakim… Scebna… e gli anziani dei sacerdoti… dal profeta Isaia: La terza cosa che Ezechia fece fu anch’essa buona. Il re cercò la parola del SIGNORE, data attraverso il profeta del SIGNORE.
d. I figli sono giunti al punto di nascere, ma non c’è forza per partorirli: Ezechia mise queste parole nella bocca dei suoi messaggeri a Isaia per esprimere la totale calamità della situazione. Questa era un’espressione proverbiale per un disastro – una donna così esausta dal travaglio da non poter completare il parto, così era probabile che sia la madre che il bambino sarebbero morti.
e. Forse il SIGNORE, il tuo Dio, ascolterà le parole di quel Rabshakeh: Ezechia sapeva che la loro unica speranza era che Dio si offendesse per le bestemmie di Rabshakeh e si levasse contro di lui.
i. “L’impudente bestemmia di questo discorso è senza paralleli. Ezechia la trattò come doveva: non era propriamente contro di lui, ma contro il SIGNORE; perciò riferisce la questione a Geova stesso, che punisce questa bestemmia nel modo più evidente.” (Clarke)
f. Perciò innalza la tua preghiera per il residuo che è rimasto: “Isaia, prega per noi. La nostra nazione è devastata da questa invasione assira, e solo Gerusalemme è rimasta in piedi. Prega per il residuo che è rimasto.”
2. (6-7) La parola di fiducia di Dio a Ezechia.
E Isaia disse loro: «Questo direte al vostro signore: Cosí dice l’Eterno: “Non aver paura a motivo delle parole che hai udito, con le quali i servi del re di Assiria mi hanno insultato. Ecco, io manderò su di lui uno spirito e, appena avrà udito una certa notizia, ritornerà al suo paese, e nel suo paese io lo farò cadere di spada”».
a. Così dice il SIGNORE: Isaia era consapevole di parlare come profeta del SIGNORE. Senza esitazione, parlò come se stesse parlando per il SIGNORE Dio del cielo. Possiamo essere certi che Isaia non prese questo alla leggera. Il destino della nazione, e tutta la sua credibilità come profeta, dipendevano da ciò che disse.
i. Isaia, parlando per il SIGNORE, stava per fare una predizione audace. La sua profezia sarebbe stata interamente “verificabile”. Sarebbe accaduta o non sarebbe accaduta; Isaia sarebbe stato conosciuto come un vero profeta o un falso profeta a breve.
b. Non temere le parole che hai udito: Forse possiamo percepire un gentile rimprovero in queste parole dal SIGNORE. “Ezechia, è bene che tu Mi cerchi così appassionatamente. Ma le parole del Rabshakeh sono solo parole. Non temerle.”
c. Con le quali i servi del re di Assiria Mi hanno bestemmiato: Come queste parole devono aver rallegrato Ezechia! Prima, aveva sperato forse il SIGNORE, il tuo Dio, ascolterà le parole di quel Rabshakeh… per insultare il Dio vivente (2 Re 19:4). Ora, il SIGNORE parlò attraverso il profeta Isaia, dicendo che aveva effettivamente udito quelle parole. Era evidente che Dio prese questa offesa personalmente.
i. I servi del re di Assiria: Servi è “un’espressione deliberatamente sminuente, ‘i ragazzi/lacchè del re di Assiria’.” (Motyer, commento su Isaia) “Egli chiama Rabshakeh e gli altri ufficiali dell’esercito gli schiavi o ragazzi servitori – potremmo dire i fattorini – del re di Assiria.” (Bultema, commento su Isaia)
d. Ecco, Io manderò in lui uno spirito, ed egli udrà una notizia e ritornerà al suo paese; e Io lo farò cadere di spada nel suo paese: Qui, il SIGNORE Dio assicurò Ezechia che Egli avrebbe effettivamente trattato con il Rabshakeh. Aveva udito la sua bestemmia e avrebbe portato giudizio contro di lui.
i. In maniera significativa, in questa parola iniziale dal profeta Isaia, non c’era menzione della liberazione di Gerusalemme o della sconfitta dell’esercito assiro. Dio concentrò questa parola contro il Rabshakeh personalmente.
ii. “La notizia era che Tirhakah aveva invaso l’Assiria. Il soffio fu quello che uccise centottantacinquemila di loro in una notte, vedi versetto 35.” (Clarke)
3. (8-13) La risposta di Rabshakeh al re Ezechia e a Gerusalemme.
Cosí Rabshakeh ritornò e trovò il re di Assiria che assediava Libnah, perché aveva saputo che egli era partito da Lakish. Or egli ricevette notizie di Tirhakah, re d’Etiopia, che dicevano: «Ecco, si è mosso per combattere contro di te». Allora egli mandò di nuovo messaggeri a Ezechia, dicendo: «Parlerete cosí a Ezechia, re di Giuda, dicendo: “Non lasciare che il tuo DIO, nel quale confidi, t’inganni dicendo: Gerusalemme non sarà data nelle mani del re di Assiria. Ecco, tu hai udito ciò che i re di Assiria hanno fatto a tutti i paesi, votandoli alla distruzione. Scamperesti tu soltanto? Hanno forse gli dèi delle nazioni liberato quelli che i miei padri hanno distrutto: Gozan, Haran, Retsef e i figli di Eden che erano a Telassar? Dov’è il re di Hamath, il re di Arpad e il re della città di Sefarvaim, di Hena d’Ivvah?”».
a. Poi il Rabshakeh ritornò e trovò il re di Assiria che combatteva contro Libnah: Questo deve essere sembrato a Ezechia l’adempimento della promessa del SIGNORE attraverso il profeta Isaia. Il Rabshakeh lasciò Gerusalemme ed Ezechia deve aver pensato: “Ora tornerà al suo paese e sarà ucciso, proprio come il SIGNORE ha promesso. Buon viaggio! Grazie, SIGNORE!”
b. Il re udì riguardo a Tirhakah, re d’Etiopia: “Egli è uscito per farti guerra”: Mentre il Rabshakeh era via, gli Assiri appresero che le truppe egiziane (sotto un re etiope) stavano avanzando da sud. Questo sarebbe stato l’intervento egiziano che l’Assiria temeva, e in cui molti in Giuda confidavano. Come Isaia profetizzò, non sarebbe servito a nulla (Isaia 20:1-6 e 30:1-7).
i. “In realtà Tirhakah era solo un principe all’epoca, ma poiché assunse il trono nel 690 a.C., il titolo ‘re’ è usato proletticamente.” (Wolf, commento su Isaia)
c. Non lasciare che il tuo Dio, in cui confidi, ti inganni: Il Rabshakeh non era a Gerusalemme, ma questo non gli impedì di cercare di costruire paura, scoraggiamento e disperazione in Ezechia. Mandò una lettera al re di Giuda per attaccarlo da lontano.
d. Hanno gli dèi delle nazioni: Se lette con un occhio di fede, queste devono essere state parole che costruivano fiducia da parte del Rabshakeh a Ezechia. Nel contare il SIGNORE Dio d’Israele tra gli dèi delle nazioni, il Rabshakeh bestemmiò il SIGNORE e invitò il giudizio.
i. Il Rabshakeh elencò molte città che l’esercito assiro conquistò, distruggendoli completamente: “La lista di città-stato messe al bando (ebraico herem; ‘sterminate’ o distrutte completamente, rsv) ricorda al lettore che non era solo Israele a usare questo metodo in guerra (vedi Numeri 21:2-3; Giosuè 6:21).” (Wiseman)
4. (14-19) La preghiera di Ezechia.
Ezechia prese la lettera dalle man dei messaggeri e la lesse; poi salí alla casa dell’Eterno e la distese davanti all ‘Eterno. Poi Ezechia pregò davanti all’Eterno, dicendo: «O Eterno, DIO d’Israele, che siedi sopra i cherubini, tu sei DIO, tu solo, di tutti i regni della terra. Tu hai fatto i cieli e la terra. Porgi il tuo orecchio, o Eterno, e ascolta; apri i tuoi occhi, o Eterno, e guarda! Ascolta le parole di Sennacherib, che ha mandato quest’uomo per insultare il DIO vivente! E’ vero, o Eterno, che i re di Assiria hanno devastato le nazioni e i loro paesi, e hanno gettato nel fuoco i loro dèi, perché quelli non erano dèi, ma opera delle mani d’uomo, legno e pietra; per questo li hanno distrutti. Ma ora, o Eterno, DIO nostro, salvaci, ti prego, dalle sue mani, affinché tutti i regni della terra sappiano che tu solo, o Eterno, sei DIO».
a. Ezechia salì alla casa del SIGNORE e la spiegò davanti al SIGNORE: Ezechia fece esattamente ciò che qualsiasi figlio di Dio dovrebbe fare con una tale lettera. La portò alla casa del SIGNORE (ai cortili esterni, non al luogo santo), e la spiegò davanti al SIGNORE. In questo, Ezechia adempì audacemente ed efficacemente il successivo comandamento di 1 Pietro 5:7: gettando su di Lui ogni vostra preoccupazione, perché Egli ha cura di voi.
i. “Come un bambino che porta il suo giocattolo rotto a suo padre per ripararlo, così Ezechia pose le questioni davanti a Dio per la risoluzione.” (Patterson e Austel)
ii. “Nel versetto 14, Ezechia reagì alla seconda lettera in modo diverso. Non andò da Isaia. Andò al tempio e pregò da solo, portando la sua supplica direttamente al Signore. Entrambi i tipi di preghiera sono appropriati per un credente che sta affrontando una crisi.” (Dilday)
iii. “Quando dunque vi arrivano lettere, anonime o meno, piene di amaro rimprovero; quando storie scortesi e maligne vengono messe in circolazione riguardo a voi; quando ogni speranza dall’uomo è perita, allora prendete la vostra lamentela – la lettera, l’articolo, il discorso, la voce – e ponetela davanti a Dio. Fate conoscere le vostre richieste a Lui.” (Meyer)
iv. Un vecchio predicatore ricevette una lettera senza mittente o indirizzo di ritorno sulla busta. Quando la aprì, vide un singolo pezzo di carta con solo una parola: “Stolto!” La portò al pulpito la domenica successiva e disse: “Ho ricevuto una lettera insolita questa settimana. Mai prima d’ora ho ricevuto una lettera dove lo scrittore ha firmato il suo nome, ma ha dimenticato di scrivere qualsiasi altra cosa!”
b. Dio d’Israele: Questo titolo per Dio ricordò a Ezechia – e anche al SIGNORE, nel nostro modo umano di comprendere – che il SIGNORE Dio era il Dio del patto d’Israele, e che non avrebbe dovuto abbandonare il Suo popolo.
i. Come registrato in Isaia 37:16, Ezechia usò anche un altro titolo quando si rivolse a Dio, gridando “O SIGNORE degli eserciti.” Questo titolo per il nostro Dio significa essenzialmente “SIGNORE degli eserciti.” Ezechia era in una crisi che era principalmente di natura militare, quindi aveva senso per lui rivolgersi al SIGNORE prima secondo l’aspetto della natura di Dio che era più necessario per lui. “SIGNORE degli eserciti, manda alcune truppe ad aiutarci!”
c. Tu che dimori tra i cherubini: Qui, Ezechia vide la grande maestà di Dio. Sicuramente, Colui che dimora tra i cherubini non avrebbe mai permesso che le bestemmie del Rabshakeh rimanessero impunite.
i. “Egli è il nostro Giudice, Legislatore e Re, ed è quindi vincolato dall’obbligo più solenne a salvarci, o il Suo nome sarà offuscato.” (Meyer)
d. Tu sei Dio, Tu solo: Dio è un titolo semplice per il nostro Maestro, ma forse il più potente. Se Egli è Dio, allora cosa non può fare? Se Egli è Dio, allora cosa è al di là del Suo controllo? Ezechia realizzò il fatto più fondamentale di tutta la teologia: Dio è Dio, e noi non lo siamo! Dio è Dio, e il Rabshakeh o gli Assiri non lo erano!
e. Tu hai fatto il cielo e la terra: Nel riconoscere il SIGNORE Dio come Creatore, Ezechia vide che il SIGNORE aveva tutto il potere e tutti i diritti su ogni cosa creata. Possiamo quasi sentire la fede di Ezechia crescere mentre pregava questo!
f. Inclina il Tuo orecchio, o SIGNORE, e ascolta; apri i Tuoi occhi, o SIGNORE, e vedi: Ezechia sapeva molto bene che il SIGNORE aveva effettivamente udito e visto le bestemmie di Rabshakeh. Questo è un modo poetico di chiedere a Dio di agire su ciò che ha visto e udito, assumendo che se Dio ha visto tali cose, Egli certamente agirà!
g. Ascolta le parole di Sennacherib, che egli ha mandato per insultare il Dio vivente: Nella sua preghiera, il re Ezechia tracciò il contrasto tra il Dio vivente e i falsi dèi delle nazioni che gli Assiri avevano già conquistato. Quei falsi dèi erano non dèi, ma opera di mani d’uomo – legno e pietra, quindi non erano in grado di salvarli dagli Assiri. Ma Ezechia pregò con fiducia che il Dio vivente li avrebbe salvati, affinché tutti i regni della terra sappiano che Tu sei il SIGNORE Dio, Tu solo.
B. Dio parla riguardo alla situazione.
1. (20-21) Sennacherib è degno di disprezzo – non di paura e tremore.
Allora Isaia, figlio di Amots, mandò a dire a Ezechia: «Cosí parla l’Eterno, il DIO d’Israele: “Ho udito la preghiera che tu mi hai rivolto riguardo a Sennacherib, re di Assiria. Questa è la parola che l’Eterno ha pronunciato contro di lui: La vergine figlia di Sion ti disprezza e si fa beffe di te la figlia di Gerusalemme scuote il capo dietro a te.
Questa è la parola che l’Eterno ha pronunciato contro di lui: La vergine figlia di Sion ti disprezza e si fa beffe di te la figlia di Gerusalemme scuote il capo dietro a te.
a. Poiché tu hai pregato a Me: La gloriosa risposta che riempie il resto del capitolo venne perché Ezechia pregò. E se non avesse pregato? Allora dobbiamo pensare che nessuna risposta sarebbe venuta, e Gerusalemme sarebbe stata conquistata. La preghiera di Ezechia contò davvero.
i. Dovremmo chiederci: Quante benedizioni, quante vittorie, quante anime salvate per la gloria di Gesù, giacciono non reclamate in cielo finché il SIGNORE possa dire: “poiché tu hai pregato a Me“?
b. La vergine, la figlia di Sion, ti ha disprezzato, ti ha deriso: L’idea è che gli Assiri erano venuti per violentare la figlia di Sion, la città di Gerusalemme. Ma Dio non lo avrebbe permesso. “Gerusalemme è rappresentata come una giovane ragazza che respinge con disprezzo le avances sgradite di un villano.” (Grogan, commento su Isaia)
i. Gerusalemme poteva essere chiamata la vergine, la figlia di Sion per diverse ragioni:
· Era incontaminata dalla grossolana idolatria dei pagani.
· Dio l’avrebbe difesa dallo stupro inteso da Sennacherib e dagli Assiri.
· Non era mai stata invasa o conquistata da un altro dai giorni di Davide.
2. (22-28) La parola di Dio al re di Assiria e ai suoi rappresentanti.
Chi hai insultato e oltraggiato? Contro chi hai alzato la voce e arrogantemente levato i tuoi occhi? Contro il Santo d’Israele! Per mezzo dei tuoi messaggeri hai insultato il Signore e hai detto: “Con la moltitudine dei miei carri sono salito in cima ai monti, nei recessi del Libano. Abbatterò i suoi cedri piú alti e i suoi cipressi piú belli; giungerò al suo rifugio piú remoto nella parte piú lussureggiante della foresta. Io ho scavato e ho bevuto acque straniere; con la pianta dei miei piedi ho disseccato tutti i fiumi d’Egitto”.
Non hai forse udito che da lungo tempo ho preparato questo e dai tempi antichi ne ho formato il disegno? E ora ho fatto accadere questo: che tu riducessi in cumuli di rovine città fortificate. Perciò i loro abitanti, privi di forza, erano spaventati e confusi; erano come l’erba dei campi, come l’erbetta verde come l’erba sui tetti, che è bruciata prima che cresca.
Ma io conosco il tuo sederti, il tuo uscire e il tuo entrare e anche il tuo infuriarti contro di me. Poiché questo tuo infuriarti contro di me e la tua arroganza sono giunti alle mie orecchie, ti metterò il mio anello alle narici, il mio morso in bocca, e ti farò ritornare per la strada per la quale sei venuto”.Per la via per cui sei venuto.
a. Chi hai insultato e bestemmiato? Contro chi hai alzato la tua voce e levato in alto i tuoi occhi? Contro il Santo d’Israele: Il SIGNORE, parlando attraverso Isaia, disse semplicemente al Rabshakeh: “Sai con chi hai a che fare?” Il Rabshakeh ovviamente non lo sapeva.
i. Curiosamente, questa profezia potrebbe non aver mai raggiunto le orecchie del Rabshakeh. Dopotutto, Isaia non aveva esattamente libero accesso a lui. Ma forse prima della sua terribile fine, Dio trovò un modo per fargli arrivare questa profezia. O, forse Dio l’aveva per questo bestemmiatore come messaggio speciale all’inferno. Come minimo, questa profezia sarebbe stata enormemente incoraggiante per Ezechia e per tutto Giuda, anche se il Rabshakeh non l’avesse mai udita su questa terra.
ii. A volte Dio parla al nemico più per il bene del Suo popolo che per il bene del nemico stesso.
b. Con la moltitudine dei miei carri, sono salito all’altezza dei monti: Qui, il SIGNORE descrisse il grande orgoglio che gli Assiri avevano nelle loro conquiste. Ma dimenticarono che il SIGNORE era veramente al comando (Ora l’ho fatto avvenire, affinché tu fossi per schiacciare città fortificate in mucchi di rovine. Perciò gli abitanti avevano poco potere). Anche se gli Assiri non lo sapevano, dovevano il loro successo al SIGNORE.
i. “Dio poi confrontò Sennacherib con ciò che apparentemente non aveva considerato: i successi di Sennacherib erano preordinati da Dio… Sennacherib non dovrebbe vantarsi come se ciò che aveva fatto fosse stato auto-generato o auto-compiuto.” (Patterson e Austel)
ii. Questo fu umiliante per gli Assiri. Per tutto il tempo, pensavano fosse a causa della loro potente forza che avevano compiuto così tanto. Qui, Dio rese chiaro che era la Sua potenza che lo fece.
iii. “Con le piante dei miei piedi era la vanteria di Sennacherib che comandava così tanti soldati che quando marciavano attraverso i letti dei fiumi, letteralmente prosciugavano i fiumi.” (Dilday)
c. Io conosco la tua dimora, il tuo uscire e il tuo entrare: Dio sapeva come trovare gli Assiri. E poiché l’Assiria andò troppo oltre nel bestemmiare Colui che rese possibile tutto il loro successo, perciò metterò il Mio uncino nel tuo naso… e ti farò tornare indietro per la via per cui sei venuto. Questa fu una dichiarazione particolarmente drammatica, perché questo è esattamente come gli Assiri marciavano crudelmente coloro che costringevano a trasferirsi dalle loro terre conquistate. Allineavano i prigionieri e guidavano un grande amo da pesca attraverso il labbro o il naso di ogni prigioniero, li legavano tutti insieme e li facevano marciare. Dio disse: “Farò la stessa cosa a te.”
i. “La pratica assira di condurre principi stranieri prigionieri con un anello o uncino nel naso è raffigurata sulla stele di Esarhaddon a Zenjirli che lo mostra mentre tiene Tirhakah d’Egitto e Ba’alu di Tiro.” (Wiseman)
3. (29-31) Dio farà prosperare Giuda ferita.
Questo sarà il segno per te: Quest’anno mangerete ciò che cresce spontaneamente, il secondo anno ciò che nasce dallo stesso, ma il terzo anno seminerete e mieterete, pianterete vigne e ne mangerete il frutto.
Questo sarà il segno per te: Quest’anno mangerete ciò che cresce spontaneamente, il secondo anno ciò che nasce dallo stesso, ma il terzo anno seminerete e mieterete, pianterete vigne e ne mangerete il frutto. Il residuo della casa di Giuda che scamperà, continuerà a mettere radici in basso e a fare frutto in alto. Poiché da Gerusalemme, uscirà un residuo e dal monte Sion quelli che sono scampati. Lo zelo dell’Eterno degli eserciti farà questo.
a. Mangerete quest’anno ciò che cresce da sé: “L’invasione impedì la semina nel 702 a.C., ma quando la minaccia si allontanò nel 701 avrebbero trovato crescita sufficiente per preservare la vita; nel 701 gli Assiri in ritirata ancora inibivano l’agricoltura, eppure nel 700 ci sarebbe stato ancora abbastanza attraverso la ‘crescita casuale’. Così il Signore avrebbe confermato retrospettivamente che fu la Sua mano a disperdere la minaccia.” (Motyer, commento su Isaia)
i. “Quando nel raccolto del terzo anno il popolo mangiò in abbondanza, avrebbe saputo con certezza che Dio era stato in tutta la crisi.” (Patterson e Austel)
b. Poiché da Gerusalemme uscirà un residuo: Per quanto gli Assiri volessero schiacciare Gerusalemme e Giuda, non sarebbero stati in grado. Dio avrebbe preservato il Suo residuo.
i. “La dottrina del residuo (vv. 4, 30) lasciato dalla grazia di Dio attraverso i tempi di prova fu dimostrata da Isaia, il cui figlio fu chiamato Shear-Jashub, ‘il residuo ritornerà’ (Isaia 7:3; 37:30-32). Gli Israeliti fuggirono in Giuda così che in un certo senso Giuda includeva anche il residuo d’Israele per portare avanti il nome e l’opera di Dio.” (Wiseman)
4. (32-34) Dio difenderà Giuda per il Suo bene.
Perciò cosí dice l’Eterno riguardo al re di Assiria: “Egli non entrerà in questa città né vi lancerà freccia, non le verrà davanti con scudi né costruirà contro di essa alcun terrapieno.
Egli ritornerà per la stessa strada da cui è venuto, e non entrerà in questa città, dice l’Eterno. Io proteggerò questa città per salvarla, per amore di me stesso e per amore di Davide mio servo”».
a. Egli non entrerà in questa città, né vi lancerà una freccia… poiché Io difenderò questa città per salvarla: Dio tracciò chiaramente e semplicemente una linea. Sebbene la macchina militare assira fosse pronta ad assediare Gerusalemme e alla fine schiacciarla, non lo avrebbero fatto. Il re di Assiria non sarebbe entrato in questa città perché Dio promise di difenderla.
i. È difficile per le persone moderne comprendere l’antico terrore dell’assedio, quando una città era circondata da un esercito ostile e intrappolata in una lenta, sofferente fame. Il re Ezechia e il popolo di Gerusalemme vivevano sotto l’ombra di questa minaccia, ma la promessa di Dio attraverso Isaia li assicurò che Sennacherib e l’esercito assiro non solo non sarebbero riusciti a catturare la città, ma non avrebbero nemmeno lanciato una freccia o costruito un terrapieno d’assedio contro Gerusalemme. Dio promise che non avrebbero nemmeno iniziato un assedio.
b. Per amor Mio e per amor di Davide, Mio servo: Questo spiega perché Dio promise di difendere Gerusalemme. Dio avrebbe difeso la Sua propria gloria. Spesso, pensiamo inutilmente che dobbiamo difendere la gloria del SIGNORE. Ma non è veramente il caso. Dio è più che capace di difendere la Sua propria gloria.
i. Dio lo fa anche “per amor di Davide, Mio servo.” Il re Davide era morto quasi 300 anni prima di questo, ma Dio onorò ancora la Sua promessa a Davide (2 Samuele 7:10-17). Dio difese Gerusalemme, non per il bene della città affatto – Gerusalemme meritava il giudizio! Ma lo fece per il Suo bene e per il bene di Davide. Allo stesso modo, Dio Padre difende e benedice noi, non per il nostro bene – spesso meritiamo il Suo giudizio – ma spesso lo fa per il Suo bene, e per il bene di Gesù Cristo nostro Signore.
ii. Poiché Io difenderò questa città per salvarla per amor Mio e per amor di Davide, Mio servo: “Geremia più tardi sostenne che coloro che facevano affidamento su questa profezia come significante che il tempio a Gerusalemme non sarebbe mai stato preso erano superstiziosi e presuntuosi (Geremia 7:1-15).” (Wiseman)
C. Dio difende Gerusalemme.
1. (35) Dio abbatte il potente esercito di Assiria.
Quella notte avvenne che l’angelo dell’Eterno uscí e uccise nell’accampamento degli Assiri centottantacinquemila uomini; quando la gente si alzò al mattino, ecco, erano tutti cadaveri.
a. L’angelo del SIGNORE uscì: Semplicemente e potentemente, Dio distrusse questo potente esercito in una notte; 185.000 morirono per mano dell’angelo del SIGNORE. Contro ogni probabilità, e contro ogni aspettativa tranne l’aspettativa della fede, l’esercito assiro fu respinto senza aver nemmeno lanciato una freccia in Gerusalemme. L’inarrestabile fu fermato, l’imbattuto fu sconfitto.
i. Il profeta Osea fece questa stessa predizione: Eppure avrò pietà della casa di Giuda, li salverò per mezzo del SIGNORE, loro Dio, e non li salverò con arco, né con spada o battaglia, con cavalli o cavalieri. (Osea 1:7)
ii. “Erodoto, lo storico greco, registrò che una notte l’accampamento dell’esercito di Sennacherib fu infestato da topi (o ratti) che distrussero le frecce e le cinghie degli scudi dei soldati. Probabilmente ottenne questa tradizione da fonti egiziane, e potrebbe ben essere una versione un po’ confusa dell’evento registrato qui.” (Grogan)
b. Ecco i cadaveri – tutti morti: Questo non fu difficile per Dio da fare. In un certo senso, fu molto più difficile per il SIGNORE mettere il cuore e le menti del Suo popolo nel posto giusto. Una volta che furono lì, non fu nulla per Dio inviare un angelo a fare questo.
i. Alcuni hanno speculato che ci fosse un mezzo naturale che l’angelo usò. “Si è pensato che fosse una dissenteria bacillare che aveva un periodo di incubazione di tre giorni.” (Wiseman)
2. (36-37) Il sconfitto Sennacherib è giudicato a Ninive.
Allora Sennacherib re di Assiria levò le tende, partí e fece ritorno a casa e rimase a Ninive. E avvenne che, mentre egli stava adorando nella casa del suo dio Nisrok, i suoi figli Adrammelek e Sharetser lo uccisero a colpi di spada; poi si rifugiarono nel paese di Ararat. Al suo posto regnò suo figlio Esarhaddon.
a. Partì e se ne andò: Questo accadde esattamente come Dio aveva detto che sarebbe accaduto. Ma se ne andò ancora pieno di orgoglio. Dopo questa ritirata da Giuda, Sennacherib commissionò un resoconto, che è preservato negli spettacolari Annali di Sennacherib (il Prisma di Taylor), che può essere visto al British Museum. Mostra quanto pieno di orgoglio fosse ancora il cuore di Sennacherib, anche se non poteva nemmeno affermare di aver conquistato Gerusalemme.
i. “Ho attaccato Ezechia di Giuda che non si era sottomesso a me, e ho preso quarantasei fortezze, forti e piccole città. Ho portato via prigionieri 200.150 persone, grandi e piccole, sia maschi che femmine, una moltitudine di cavalli, giovani tori, asini, cammelli e buoi. Ezechia stesso l’ho rinchiuso a Gerusalemme come un uccello nella sua gabbia. Ho eretto terrapieni contro la città. Ho separato le sue città i cui abitanti avevo preso prigionieri dal suo regno e le ho date a Mitiniti, re di Asdod, Padi, re di Ekron, e Zilbel, re di Gaza e così ho diminuito il suo paese. E ho aggiunto un’altra tassa a quella imposta su di lui in precedenza.” (Citato in Bultema, commento su Isaia)
ii. “Il resoconto biblico si conclude con la dichiarazione molto dibattuta che l’esercito assiro fu abbattuto in qualche modo durante la notte con considerevole perdita di vite, dopo di che l’assedio fu revocato… Gli Annali Assiri concordano tacitamente con la versione biblica non facendo alcuna affermazione che Gerusalemme fu presa, descrivendo solo il tributo da Ezechia.” (T.C. Mitchell, The Bible in the British Museum)
iii. “Dio risparmiò Sennacherib, non per misericordia, ma per ira, riservandogli una morte più terribile e vergognosa per mano dei suoi stessi figli.” (Poole)
b. Ora avvenne: Tra 2 Re 19:36 e 2 Re 19:37, passarono vent’anni. Forse Sennacherib pensò di essere sfuggito al giudizio di Dio, ma non lo era. Incontrò l’amara fine della morte alla fine di spade tenute dai suoi stessi figli.
i. Un’antica leggenda ebraica – e nient’altro che una leggenda – racconta come i figli di Sennacherib arrivarono ad ucciderlo. Sennacherib era turbato da come Dio sembrasse benedire così tanto i Giudei, e cercò di scoprire perché. Qualcuno gli disse che era perché Abrahamo aveva amato Dio così tanto da essere disposto a sacrificare suo figlio al SIGNORE. Sennacherib pensò che sarebbe stato ancora più favorito da Dio, e decise di uccidere due dei suoi figli in sacrificio al SIGNORE, diventando ancora più benedetto di Abrahamo e dei suoi discendenti. Ma i suoi due figli vennero a conoscenza del piano, e lo uccisero prima che potesse ucciderli, adempiendo così la parola del SIGNORE.
©1996–presente Il Commentario Biblico Enduring Word di David Guzik –
